ASCIANO E LE EPIDEMIE

LA PESTE DEL 1348

Indicatori della crisi

ASCIANO agli inizi del Trecento è uno dei centri maggiori del contado senese. Attraverso i dati del catasto del 1318-20 (Tavola delle Possessioni), si può stimare una popolazione tra i 3.500 e 3.900 abitanti. La cifra di questo dato va letta nell’ottica del comune medievale, in cui per Asciano si intendeva un territorio molto ristretto rispetto ad oggi: Rencine era comune a sé stante – tra Pulteno e Poggiodarno correva il confine con il comune di Monte Sante Marie – Viepri era l’ultimo centro prima della corte di Serre – Vaccareccia, era al limite tra il confine con Montalceto e Montecalvoli – infine Montecontieri (oggi Palazzo Venturi) era avamposto ascianese prima del comune di Chiusure. Nel XIV secolo Asciano aveva raggiunto le soglie della dimensione cittadina, basti pensare che Grosseto, sede vescovile, nello stesso periodo contava poco più di 5.000 abitanti. Nello stesso periodo Monte Sante Marie ha una popolazione intorno ai 1.500 abitanti, Chiusure 1.400, Montalceto 780, Castelnuovo Bersi (oggi Grilli) 620, S. Giovanni in Vescona (Pievina) 220, Vescona 210 e Rencine 75.

Diminuzione della popolazione

Prima della metà del Trecento si verificò una costante diminuzione della popolazione; all’origine del collasso demografico vi è la diffusione ripetuta di carestie e malattie epidemiche. Nel territorio italiano fra il 1271 e il 1347 si susseguirono almeno 14 carestie, quindi scarsi raccolti, dovuti al cambiamento climatico. Tali fenomeni sono riscontrabili anche a livello locale; Il 1319 è ricordato dalle cronache come “l’anno della maggior piova” e l’alluvione è tale che l’Ombrone cambia il suo corso nel tratto finale; nel 1328 si parla di un innalzamento del corso dell’Arbia e della Malena che oltre a provocare allagamenti rende impraticabili alcuni ponti per Asciano; infine nel 1331 si riparano due tratti di strada in prossimità del ponte sul torrente Fradicio al confine con Sinalunga distrutti dalla piena.  L’inizio della diminuzione di popolazione fece diminuire rendite e profitti, per effetto della diminuzione della domanda e del conseguente calo dei prezzi (di derrate alimentari e di prodotti artigianali) e degli affitti (di terre, case e botteghe). La diminuzione della domanda provoca un ridimensionamento di tutto il sistema produttivo; la flessione dell’occupazione che ne consegue, a sua volta, incide negativamente sui consumi: la crisi economica (oggi si direbbe recessione) è innescata.

Particolare del Buongoverno (palazzo pubblico di Siena), la campagna

Particolare del Buongoverno (Siena – palazzo Pubblico), la campagna

LA ROTTURA DEL SISTEMA

L’epidemia

Con popolazioni debilitate dalla malnutrizione e concentrate in spazi ristretti e malsani delle città, diventa più facile il dilagare delle epidemie, che giungono, ripetute, fino al culmine della “peste nera” del 1348, che ha il carattere della pandemia e diventa endemica. Causa della peste bubbonica è il bacillo “Yersinia pestis”, trasmesso agli esseri umani dalle pulci dei ratti, che colpiscono gli uomini solo come “seconda scelta” quando le vittime fra i topi sono già troppo numerose.

Il focolaio originario è localizzabile nelle regioni asiatiche himalayane; da qui inizia a diffondersi quando la creazione dell’impero mongolo moltiplica i contatti fra le vaste regioni asiatiche e fra queste e l’Europa. Nel 1347 durante l’assedio alla colonia genovese di Caffa (mar Nero), vengono catapultati al suo interno i cadaveri di alcuni appestati, da lì la peste fu introdotta nella vasta rete commerciale di Genova. Le carovane dal Medioriente che trasportano merci ed uomini, poi imbarcati per i porti europei, in primis quelli italiani fanno il resto: Costantinopoli, Messina, Genova …da qui nel resto d’Europa.

Le fonti dell’epoca interpretano la malattia come un flagello divino o come l’azione criminale di gruppi di infedeli: dalla peste ci si protegge con processioni, pellegrinaggi, flagellazioni, ma anche con scene di isteria collettiva e pogrom antiebraici; un  magister, vale a dire artigiano, messer Nicola di Covaro, immigrato dal contado fiorentino e residente in Camparboli, il 26 giugno 1348, nell’infuriare dell’epidemia di peste, lascia tutto il suo patrimonio agli Agostiniani per costruire una cappella in onore del suo santo patrono.

Dopo la peste del 1348

La popolazione e la conformazione delle Crete

Analizzando il documento del 1369, relativo alla concessione della cittadinanza senese agli Ascianesi e considerando i 483 uomini che la firmarono, ipotizza il prof. Andrea Barlucchi che la popolazione di Asciano in quel momento non va oltre le 1.690 persone, massimo 2.000 una notevole perdita rispetto ai 3.500/3.900 di 30 anni prima.

A parziale risarcimento demografico inizia proprio in questo periodo una parziale migrazione dai centri minori della Scialenga verso il centro principale, creando la premessa per il vuoto demografico che contraddistingue tutt’oggi la campagna intorno ad Asciano, priva di centri urbani.

In questo periodo ha avvio anche la trasformazione morfologica del territorio, l’affioramento delle Crete inizia ad avvenire proprio in conseguenza della crisi del Trecento, con la diminuzione della popolazione, l’abbandono delle campagne, la mancanza di manodopera e delle cure prestate all’assetto idrogeologico.

In ogni caso gli studi che sottolineano gli aspetti più cupi e distruttivi della crisi, sono stati di recente integrati da una prospettiva diversa: il sostegno mecenate dei signori italiani alla fioritura rinascimentale sarebbe stato inconcepibile, senza la forte reazione scaturita dopo la crisi, che assieme alla pura distruzione, emerse in quasi tutta Italia. 

targa giardino "Donato di Becco", Asciano

la poesia del notaio ascianese Donato di Becco, morto mentre svolgeva il suo lavoro durante la peste – Asciano (SI) – targa giardino “Donato di Becco”

LE ALTRE EPIDEMIE

La peste

Alla fine del Quattrocento, riguardo alla porta di S. Agata o Maggiore o della Valdichiana come veniva chiamata l’allora porta Massini, viene emanata una delibera del Consiglio di Balia di Siena, il quale  ordinò nell’anno 1496  che la «porta maggiore» fosse chiusa al traffico a causa della peste che imperversava nel territorio d’ Asciano: “Insieme coi rispettabili maestri Vessilliferi e Consiglieri del  detto Signor Capitano del Popolo, nuovamente esaminata la materia e la necessita di chiudere la Porta Maggiore del Castello di Asciano avuta conferma che nel Castello è entrata la peste ordiniamo di serrare detto accesso can una porta di legno rafforzata da tavole robuste e da gangheri, chiuderla con pestio e le chiavi di detta porta consegnarle ai Magnifici Signori; i quali non potranno consegnare o cedere ad alcuno dette chiavi fino a contrario ordine”. Di questa nuova ondata di peste ne fa fede anche un affresco, all’interno della cappella di S. Sebastiano, nei due affreschi laterali, in cui è visibile l’epigrafe sotto le figure dei Santi Lucia e Rocco e forse anche sotto il San Girolamo, che porta la data 1497. E’ ipotizzabile che il committente di S. Lucia e San Rocco, Leonardo Di Pasquale e il committente del San Girolamo, Pier Anselmo Tolomei (nobile ricco mercante), fosse il ringraziamento per la scampata epidemia di peste del 1496, che invase Siena e dintorni. Non a caso S. Lucia, San Rocco e San Sebastiano sono infatti santi taumaturgi, invocati durante le epidemie di peste.

La Malaria

Benché il nostro territorio non fosse stato investito dalla malaria, poiché tipica delle zone paludose e pianeggianti, c’ è un collegamento tra Asciano o per meglio dire tra un suo illustre concittadino e questa malattia: Luigi Magi scultore. L’amicizia del Magi col Granduca di Toscana Leopoldo II “sarebbe stata determinante per l’ottenimento della commissione del monumento celebrativo allo stesso Leopoldo II che i Maremmani vollero erigere sulla piazza di Grosseto.” In tale scultura è rappresentato il Granduca che favorisce un  cambiamento positivo per il futuro della terra di Maremma, con i progetti di prosciugamento delle paludi, contribuendo quindi fortemente a debellare la malaria in tutta la zona.  

La Spagnola Il 4 novembre 1918 la Prima Guerra Mondiale finalmente terminò, ma sempre in quell’anno una terribile epidemia di influenza “la spagnola” uccise milioni di persone in tutto il mondo, più di quelle morte durante la Grande Guerra; fu così nominata perché le notizie di questa grande influenza vennero riportate soltanto dai giornali spagnoli, (dato che la Spagna non partecipava al conflitto e non aveva la censura di guerra).  Il virus fu portato in Europa dalle truppe statunitensi, che dalla primavera del 1917 iniziarono ad arrivare in Francia. Le terribili condizioni igieniche delle trincee favorirono lo sviluppo della diffusione del virus. Ad Asciano ci furono nel 1918, 172 decessi. Non è possibile risalire alle cause di morte, ma sicuramente è valido affermare, come nel 1918 ci siano stati molti decessi in più rispetto agli anni precedenti e immediatamente successivi, ovvero: nel 1915 i decessi furono 123; nel 1916 decessi 124 (esclusi i soldati morti in guerra); nel 1917 decessi 124 (esclusi i morti in guerra); nel 1918 decessi 172; nel 1919 decessi 123 e nel 1920 decessi 108 (Fonte: “Registro Stato Civile del Comune di Asciano”). Il picco dei decessi vi fu proprio nel 1918, quando l’epidemia si diffuse in tutto il mondo.

monumento a Canapone dello scultore ascianese L. Magi

monumento a Canapone dello scultore ascianese Luigi Magi (Grosseto – Piazza Centrale)

particolare del monumento a Canapone dello scultore ascianese L. Magi

particolare del monumento a Canapone dello scultore ascianese Luigi Magi (Grosseto – Piazza Centrale)