STORIA INSEDIATIVA DI ASCIANO

Epoca etrusca

Il territorio della Scialenga ha visto la presenza di insediamenti etruschi a partire dal VII sec. a.C., ne sono testimonianza:

  • il tumolo del Molinello e la Necropoli di Poggio Pinci
  • i ritrovamenti nell’area tra Torre a Castello, Poggio Pagani, S. Vito e Montecerconi;
  • così come presso Leonina, tracce di sepolture a inumazione, nonché ritrovamenti di ricche oreficerie galliche (metà del III sec. a. C.).
  • Inoltre da località imprecisata, ma sempre dalle vicinanze di Mucigliani, proviene uno scarabeo a corniola, lavoro etrusco del V sec. a. C. e l’iscrizione tle.
  • Tornando presso il capoluogo, fra i ritrovamenti occasionali avvenuti nella seconda metà dell’Ottocento e nel corso di questo secolo, meritano menzione due statuette di bronzo conservate nel Museo Archeologico di Siena, una femminile da Chiusure e un guerriero da località imprecisata del Comune, databili alla fine del VI sec. a.C.
  • inoltre alcuni ipogei ascrivibili ad un periodo più tardo (III-II sec. a.C.), fra cui importanti il sepolcro dei tite scoperto a S. Romano e quello dei sesctna a Grottoli.

Il dominio romano

Con molta probabilità gli insediamenti etruschi sono continuati ad essere abitati in epoca romana:

  • l’esistenza di un mosaico romano (IV sec. d.C.), con resti di strutture riconducibili ad una villa rustica nel centro di Asciano;
  • alcuni toponimi (Campidoglio) vicino ad Asciano;
  • gli studi (dall’analisi della Tabula Peutingeriana, copia di uno stradario romano), che ipotizzano, il passaggio per Asciano di un diverticolo per Siena della strada romana Cassia Adrianea, conposta di tappa presso la mansio Umbro Flumen (l’Ombrone), sono testimonianze concrete.

I longobardi

Dopo le invasioni barbariche, e lo stanziamento dei longobardi in Italia, ad Asciano (nei documenti Sessiano) è testimoniata:

  • la pieve di S. Ippolito, oggetto di una lunga contesa tra il vescovo senese e quello aretino,
  • e una curtis regia (714-715); quest’ultima sviluppata (come solitamente avveniva) forse presso le rovine dell’antica struttura romana.

Gli Scialenghi

Le fonti scritte tacciono fino ai primi decenni dell’XI secolo, quando alcuni placiti e varie donazioni menzionano i signori di Sciscano/Scesiano. Le origini di tale famiglia sono piuttosto oscure, la prima attestazione risale infatti agli anni 1022-1023, quando i fratelli Gualfredo ed Ugo, figli del conte Ranieri degli Scialenghi, effettuano due donazioni alla canonica aretina. Il titolo di conte, con cui i signori della Scialenga si fregiavano, era probabilmente l’eredità di una carica comitale esercitata nella città di Siena nel X secolo, non essendo mai esistita la contea della Scialenga.

Il periodo dell’incastellamento

Di fatto nell’XI secolo, i conti, possedevano beni in un’ampia porzione di territorio che si estendeva sino alla Val di Chiana e all’aretino; il centro del loro potere era Asciano, dove avevano sicuramente una delle loro residenze e il Cassero o Castrum. Con la perdita di potere della carica imperiale nella fine dell’XI secolo (1075 inizio lotta delle investiture tra imperatore e papato), gli Scialenghi andarono a consolidare il dominio proprio sulle loro proprietà, impadronendosi progressivamente di diritti e privilegi che non gli spettavano (come la riscossione delle tasse), magari utilizzando, come mezzo di legittimazione, il titolo comitale trasmesso di generazione in generazione. La grande famiglia degli Scialenghi si dividerà nel XII secolo tra i Cacciaconti maggiori, e il ramo cadetto dei Bizzara Spadalonga.

Da questa epoca in poi la storia insediativa di Asciano è strettamente legata alle vicende e ai contrasti per la supremazia tra le città toscane, in particolare quella tra Siena e Firenze

Federico I Barbarossa

Nell’estate dell’1158 l’imperatore Federico I Barbarossa scese in Italia con un forte esercito tedesco, deciso ad imporre la sua volontà ai comuni lombardi ed in particolare a Milano. Occorreva infatti porre fine, specialmente in Toscana, alle lotte tra le città rivali e fra queste e i signori feudali. Ottenuta la pace sarebbe stato più facile persuadere i toscani ad inviare eserciti e contingenti in aiuto dell’Imperatore.  L’anno successivo, nel 1159, l’imperatore concede a Siena il privilegio di poter prendere provvedimenti, anche drastici, verso quelle fortezze o castelli situati entro le 12 miglia dalla città.

1168

Alcuni studiosi ritengono che in base al privilegio imperiale delle “12 miglia”, Siena viene a contrasto con Asciano e schiera l’esercito, costringendo i Cacciaconti alla resa. Nel 1168 i contrasti emersi in questa fase, creano le premesse per l’iniziale donazione del castellum de Sciano a Siena, per mano di uno dei Cacciaconti, Aldobrandino (Ildibrandino) Cacciaguerra. Nell’atto di pacificazione vengono specificati i seguenti confini del castello donato: ex una parte currit Copra, ex alia est fosato, desuper est fossa castri et podio Arnelfi, ex alia parte dictum fuit Campumdollium. La posizione elevata della struttura sembra essere ribadita successivamente nello stesso documento, menzionando il castrum et podium (poggio). Si tratta quindi di una struttura sviluppatasi in posizione elevata verso il torrente Copra, non coincidente con l’attuale centro storico di Asciano.

Nasce il comune

La probabile mancanza di potere reale ad Asciano in questa fase potrebbe aver spinto il ceto più sviluppato residente nel castello e nei borghi, ad unirsi in una prima forma embrionale di organizzazione comunale, mentre i Cacciaconti iniziano la loro politica di riconquista del castello.

1173 – I Cacciaconti si alleano con Firenze

Nel 1173 In una battaglia campale, Siena, Pistoia, Lucca e i conti Guidi sconfiggono la coalizione fra Pisa, Firenze, il conte Ildebrandino e il conte dell’Arghendesca. Nell’occasione della rinnovata fase di ostilità fra Siena e Firenze, secondo quanto riportato dalla cronaca del fiorentino Sanzanome, i signori di Asciano si sarebbero recati direttamente a Firenze per offrire il loro castello e chiedere protezione alle autorità di questa città […]cum senense vellent sibi subicere terras nullo iure ad se pertinentes, venerunt domini de Asciano aretini episcopatus, petentes se velle subicere florentinis, ipsi vero acquisti facti a senensibus de Podiobonizi memore existentes, receperunt illud sub custodia […].

1174 – La guerra di Asciano

Nel 1174 i senesi assediano Asciano. Le stesse famiglie Cacciaconti e Bizzarra si combattono, i primi alleati con Firenze i secondi con Siena; quest’ultima coalizione, subisce una sonora sconfitta presso le mura del castello di Sciano. I Cacciaconti, che si erano visti sottrarre il proprio castello dai senesi, giurano sottomissione a Firenze, che occupa Asciano e vi costruisce un presidio.

1175 – La pace con Siena

La lontananza di Firenze, quindi la difficoltà di protezione sul territorio di Asciano e l’acquisizione di castelli in Valdelsa e nel Chianti, fa sì che, nel 1175 si firmi un trattato di pace a tre: Cacciaconti, gli Homini di Sciano e Siena. Tale pace dettata da Siena comportò l’accettazione di due tipi di clausole: alcune di carattere militare che riguardavano i Cacciaconti; altre di tipo economico che riguardavano giustamente chi controllava il territorio, ossia il nascente comune di Asciano; a conferma di ciò ad esempio gli Homini di Sciano devono abbattere al suolo cento braccia di mura del castrum e restituire a Siena prigionieri, elmi e scudi.

1178 – La bolla papale

Nel 1178 la bolla papale di Alessandro III (alias il senese Rolando della famiglia Bandinelli) inviata al pievano di S. Agata, menziona l’elenco di chiese sotto la giurisdizione del pievano stesso. Tra queste vengono citate due chiese all’interno del castello: la chiesa di S. Salvatore e la chiesa di S. Bartolomeo (oggi naturalmente scomparse). Questa lettura ci consente di dedurre il primo indizio sull’ubicazione della pieve di S. Agata fuori dalle mura castellane. S. Agata menzionata come semplice chiesa dal 1029 e che almeno dal 1040 aveva sostituito con il titolo di pieve la vecchia chiesa di S. Ippolito.

1197 – Riconferma della pace con Siena

Nel 1197, forse per aver disatteso una delle clausole (rifacimento delle mura castellane?) dell’atto del 1175, Siena esige un’altra prova di fedeltà, ribadendo in gran parte i punti di 22 anni prima, ma questa volta elaborando due distinti documenti: uno rivolto ai Cacciaconti, l’altro al comune. In merito al primo, i signori del luogo promettono di divenire cives senenses nonché di abitare in città per alcuni mesi ogni anno, di fatto avendo un controllo maggiore su di loro. Dal secondo documento si deduce che gli ascianesi, a questa data sono già costituitisi in libero Comune, in quanto compaiono i consoli. I cittadini liberi (i capifamiglia) sono chiamati a firmare il documento e giurare fedeltà a Siena in tre luoghi distinti:

  • Presso il castello di Sciano
  • presso il borgo di Camparboli
  • presso la pieve di S. Agata.

Poiché si parla di tre luoghi diversi, abbiamo un ulteriore conferma dell’ubicazione di S. Agata fuori dal castello.

1212 – Tra i fiumi Ombrone e Copra

Passata la guerra di Montepulciano con lo scontro tra Siena e Firenze, nel 1212 sempre secondo il Pecci per evitare l’alleanza Asciano – Firenze, avviene una reciproca promessa di fedeltà, tra la parte senese e ascianese, evidenziando un significativo rapporto di tipo quasi paritetico che, tuttavia, sarà destinato a non durare a lungo. Nello specifico i fratelli Ubertino e Gualfredo (figli di Ubertino Bizzarra) vendono a Siena per 2300 lire, i diritti che vantavano sul castello di Asciano posizionato: castri seu castelli de Sciano, vel quod Scianum nominatur, quod est positum ultra flumen Umbronis iuxta Copram[…],: tra il fiume Ombrone e il fiume Copra. Tali informazioni ci permettono di localizzare con un certo margine di sicurezza, l’originaria struttura castrense che, pertanto, doveva estendersi sull’altura a sud-ovest dell’attuale abitato di Asciano, ancora oggi legata al significativo toponimo di CASTELLARE che difatti è posizionato tra i fiumi Copra e Ombrone. Ma a complicare le cose sono quei rimandi al castrum superior e al castrum inferius, contenuti nello stesso documento; i Bizzarra, infatti, cedono la loro integram partem, cioè la metà del castello, nominatim castrum seu castellum inferius e vendono omnes plateas et domos che possedevano in castro superiori. Tuttavia, più che significare l’esistenza di due castelli fisicamente separati (caratteristica che non viene mai sottolineata dalle fonti), questa particolare terminologia potrebbe essere stata adottata per differenziare due parti topografiche della stessa struttura. In sostanza, una metà (il castrum inferius) i cui diritti spettavano ai Bizzarra, e una metà (il castrum superior), che era di pertinenza dell’altro ramo familiare, cioè i Cacciaconti e poi del comune di Asciano. Una suddivisione le cui origini potrebbero essere addirittura ricercate all’epoca dei capostipiti di entrambe le fazioni.

1255 – Il borgo di Sciano

Nel 1214 un documento di pagamento di 6 denari relativo ad un possidente di una casa posta nel borgo di Sciano, ci fa supporre che intorno al castello (Castellare) oltre Camparboli (citato già nel documento del 1197), doveva esistere grosso modo in direzione dell’attuale centro abitato, o meglio verso la piazza del mercato detta Mercatale (oggi piazza del Grano) il borgo detto di Sciano. Oltre questi due borghi, documenti successivi citano l’esistenza di:

  • borgo Lercio (oggi Borgo S. Maria, desunto da un documento settecentesco),
  • borgo S. Leonardo (con chiesa citata già nella bolla papale del 1178)
  • borgo di Strada
  • borgo Canale (al momento di imprecisata ubicazione) di cui esisteva una porta ad esso intitolata nel castello di Asciano. Come posiamo notare da una semplice cartina, tutti e 5 questi borghi (identificati) erano posti intorno al castello, ovvero alla base del poggio del Castellare.

1218 – Perdita di indipendenza

In un documento del 1218, compare al posto degli abituali consoli, il dominus et rector Ranerius Guazolini, figura forse imposta da Siena a seguito di sconvolgimenti interni non meglio specificati, che richiede al podestà senese di poter eleggere personalmente il collegio consolare. Si apre una fase complicata per gli homines di Asciano, non più liberi, evidentemente, di scegliere i propri rappresentanti senza la costante interferenza della città senese.

1227 – Chiesa di S. Salvatore

Nel 1227, i consiglieri ascianesi vengono convocati da un procuratore del podestà di Siena per stabilire la gestione politica, ovvero se affidare Asciano a dei consoli oppure ad un rettore. Dalla descrizione dell’incontro, emergono non poche difficoltà tra le parti che si manifestano ancora qualche anno dopo, quando Siena è costretta ad inviare emissari per impedire a “quelli di Sciano l’attuazione di forme di governo non condivise e approvate dalla città”. Sempre con gli stessi intenti, un incontro tra i consiglieri del Comune di Asciano e i rappresentanti del Podestà di Siena, avviene nel castello di Sciano nella chiesa di S. Salvatore. Se dentro il castello vi fosse stata la Pieve di S. Agata, l’incontro si sarebbe verificato con molta probabilità in quest’ultima essendo la chiesa più importante.

1255 – Asciano sottomessa a Siena

Da altri documenti emerge che nel 1255 attraverso sottomissioni forzate e soprattutto acquisizioni di diritti su proprietà private, il castello di Sciano è quasi totalmente sotto il diretto controllo di Siena. Quindi più che una conquista militare si tratta di una vera e propria acquisizione.

1262 – L’abbandono del vecchio castello sul poggio del Castellare

Nel 1262 nello statuto comunale di Siena (Il Constituto), compare l’obbligo di abbandono del castello di Sciano e il divieto di costruirvi all’interno strutture abitative, concedendo ai proprietari di poter recuperare il materiale edilizio per costruire altrove, quasi sicuramente nel sottostante borgo di Sciano intorno alla piazza del mercato. Da questa data inizia lo sviluppo abitativo di quello che sarà nell’arco di una cinquantina d’anni il nuovo castello di Sciano, identificabile con il centro storico attuale.

1268 – Compare per la prima volta il nome Castellare

Successivamente alla battaglia di Monteaperti (1260 vittoria senese ghibellina), comincia la riscossa guelfa guidata dal francese Carlo d’Angiò chiamato il Italia dal papa. A tal fine nel 1268 lo stesso Carlo d’Angiò conferisce al senese Giovanni Gallerani, di parte guelfa, la momentanea signoria su un castellare et burgum Sciani. Nel documento il vecchio castello abbandonato viene identificato con il diminutivo di “Castellare” e si certifica l’esistenza dell’abitato di Asciano sotto forma di borgo, al momento non ancora fortificato.

1287 – Fortificazioni dei borghi di Sciano?

Nel 1287 a Siena si insedia il governo dei Nove di parte guelfa e proprio tra la fine del XIII secolo e gli inizi del successivo, Siena cinge di mura il borgo di Asciano. Il cantiere, probabilmente incentivato dagli eventi bellici del momento (le forze antagoniste ghibelline che arrivarono anche ad occupare Chiusure nel 1289) durò diversi anni e non è identificabile con una data precisa, anche se secondo l’erudito Pecci, nel 1287 i senesi […]fortificarono tutte le terre della Valle della Chiana e dell’altra dell’Ombrone[…]e Asciano, tra esse, fu resarcito con mura, e torri di fortificazione, e difesa, da poter far fronte a chiunque avesse tentato di attaccarlo[…]. Il tutto però deve essere letto nell’ottica di una generale riorganizzazione finalizzata alla difesa di un prezioso centro produttivo e mercantile nonché alla pianificazione urbanistica di un abitato in crescita esponenziale. L’aumento demografico fu accelerato anche dall’immigrazione degli abitanti di alcuni castelli minori nei dintorni di Asciano, che provocò conseguentemente, lo spopolamento degli insediamenti di provenienza. Possiamo affermare che il borgo di Sciano e gli altri borghi minori, sede di nuove abitazioni e attività economiche viene cinto di mura dai senesi nel periodo che va dal 1268 al 1318.

1318 – Il castello nuovo, Asciano attuale.

Nella Tavola delle Possessioni (catasto senese del 1318-20) Asciano era già denominato “Castrum” (quindi cinto di mura); le unità abitative all’interno del nuovo castello di Sciano, sono addirittura superiori a quelle del catasto Napoleonico dell’Ottocento. Sembra questo il periodo di maggiore espansione economica e demografica di Asciano, considerando che con la peste del 1348 e le successive ondate epidemiche, la popolazione stimata in 4000 abitanti (Grosseto, sede vescovile nello stesso periodo pre pestilenza conta 5000 abitanti), si ridusse drasticamente fino alle 2000 unità, cifra che con alti e bassi si manterrà anche per il secolo successivo. Tanto basta per far escludere ipotesi di costruzione di seconde e terze cerchie di mura, poichè l’estensione massima del centro abitato interno alle mura era già stato raggiunto.

Conclusione

In conclusione, la situazione insediativa di Asciano fra XII e XIII secolo, sembra prendere una forma decisamente diversa da come era stata disegnata nei precedenti studi:

  • Il castellum de Sciano, citato a partire dal 1168, doveva completamente svilupparsi sul colle del Castellare, e la distinzione in castrum superior e inferior ricordata nelle fonti, potrebbe semplicemente rimandare ad una articolazione interna di un’unica struttura castrense, ma posseduta da due rami della stessa famiglia in profondo contrasto tra loro. Da un punto di vista materiale, le fonti ci parlano di un castellum delimitato parzialmente da fossati e dotato di “carbonaie”, presso le quali si potevano trovare orti di possidenti locali. Fuori dalla cinta muraria, si sviluppavano, invece, i borghi di Campumalboli, oggi Camparboli, e quello di Sciano, identificabile presso l’attuale centro storico e dove già sorgeva la pieve dedicata a S. Agata (l’esistenza dei borghi presso il castello di Asciano è attestata sin dal primo documento del 1168 castellum de Sciano cum eius burgis; mentre nel 1214 Insegna e Zaccheus promettono di pagare sei denari pro pensione platee domus in quam habitamus, que est in burgo de Sciano).
  • Tra XII e XIII secolo, il castellum aveva dovuto subire, come conseguenza degli eventi politici e militari, varie distruzioni e demolizioni delle strutture difensive, come nel 1168, quando risulta relativamente ridotto in rovina e disabitato, oppure nel 1175, quando gli homines de Sciano, in osservanza delle clausole dettate da Siena, promettono di demolire cento braccia di mura castellane. A tutto questo vanno aggiunti gli effetti delle incursioni fiorentine, che nel 1234 arrivano a “guastare” anche Asciano.
  • La metà del XIII secolo costituisce lo spartiacque fra l’organizzazione insediativa del primo incastellamento signorile e l’assetto ancora oggi percepibile nel centro storico: un periodo di transizione con pochi dati documentari: nel 1255, Siena si impossessa della quarta parte della metà dei diritti sul castello di Asciano e sul relativo distretto (quartam partem medietatis castri de Sciano), che si aggiunge alla quota acquistata nel 1212. Pochi anni dopo, Siena è determinata a promuovere e imporre una nuova pianificazione dell’insediamento, come è possibile riscontrare in un capitolo dello statuto cittadino del 1262 che, in pratica, decreta l’abbandono della struttura fortificata di prima fase. Non viene più permessa, infatti, la costruzione di nessuna casa (in castro vel infra fossos e viene impedito in perpetuum) che vi si abiti, pur concedendo la facoltà ai vari proprietari di recuperare liberamente il materiale edilizio dalle loro abitazioni. Il successivo diploma di Carlo d’Angiò del 1268, che conferisce al fedele Iacoppo di Giovanni Gallerani la signoria sul castellare et burgum Sciani (revocata poi nel 1271), pare confermare l’effettiva esecuzione delle disposizioni statutarie di sei anni prima. In questi anni, quindi, Asciano sembra non possedere più un castello, ma, casomai resti di una struttura oramai disertata e priva delle funzioni originali: un castellare, appunto.
  • Il baricentro, è decisamente rivolto verso il fondovalle, dove sorgono i borghi e le attività produttive e commerciali, nonché la sede plebana di S. Agata; sarà proprio qui che Siena promuoverà la costruzione di un nuovo castello. L’inizio del cantiere è difficile da stabilire con precisione, ma è possibilmente da inquadrare a partire dalla fine del XIII secolo, quando viene probabilmente attuata un’estesa rifortificazione degli insediamenti del contado senese, per far fronte a nuove minacce militari.
  • Il terminus ante quem sembra coincidere tuttavia con gli inizi del Trecento, quando i dati riscontrabili nella “tavola delle possessioni” del 1318-1320 descrivono un castello già completato e attivo; d’altronde anche la tecnica costruttiva costituita da bozze di travertino disposte a “filaretto” che si riconosce in gran parte delle attuali strutture superstiti, è chiaramente ascrivibile al XIII-XIV secolo.
  • In dettaglio, la “tavola” registra ad Asciano un popoloso castrum che racchiudeva 244 case e 2 palazzi, un numero di fabbricati addirittura superiore a quello riportato nel catasto di inizi XIX secolo, tanto da pensare che l’insediamento fortificato avesse oramai raggiunto la sua massima estensione sia in termini urbanistici che demografici
  • Il castello di primo Trecento doveva avere un aspetto non particolarmente dissimile da come possiamo intuire oggi in base ai vari resti: un circuito murario intervallato da torri rompitratta di forma quadrangolare e con varie porte di accesso, posizionate in corrispondenza delle principali vie di comunicazione. Circondato da un fossato (fossatus circa castrum ubi sunt carbonarie), includeva al suo interno l’importante piazza del mercato (forum comunis), le varie aree artigianali (si tratta essenzialmente dell’area di Copparia dedicata alla produzione di vasellame, e di quella di Strada caratterizzata dalla presenza di attività nel campo della metallurgia) e la pieve di S. Agata.
  • Da alcuni indizi documentari è inoltre possibile comprendere come agli inizi del XIV secolo le fortificazioni avessero previsto anche parti difese da palizzate lignee; la “tavola” ricorda infatti le proprietà di Mino Bandinelli posizionate in castro asciani e confinanti con lo stechatum et fossatum comunis. Il possedimento del Bandinelli, composto da domos, ortum et plateas in simul e confinante con le proprietà del figlio Sozzo, è con probabilità da relazionare, anche per ragioni topografiche, al successivo palatium attestato nel 1337, oggi Palazzo Corboli e, non a caso, frutto di un accorpamento di fabbricati preesistenti.
  • Al di fuori della cinta muraria, in direzione di Siena, è ancora ben documentato il borgo di Camparboli, che agli inizi del Trecento possedeva addirittura 159 case, 3 casalini e 1 palazzo. Di fronte ad una piazza con pozzo centrale, la platea putei, esisteva la chiesa dedicata a S. Niccolò attestata fin dalla seconda metà del XII secolo (poi sostituita nel XVI secolo con l’attuale chiesa della Madonna del Giardino). Nella direzione opposta, ovvero verso la Val di Chiana, si raggiungeva l’area del Piano di Prato che accoglieva, nei primi decenni del XIV secolo, 1 palazzo, 1 mulino e 38 case. Infine, alle pendici del colle del vecchio castello, in direzione del fiume Ombrone, si localizzava il borgo di S. Leonardo (tutt’oggi esistente), sorto in corrispondenza di un’omonima chiesa citata fin dal 1178; questo agglomerato, tuttavia, si presentava con una densità molto più modesta rispetto ai precedenti, con sole 8 abitazioni registrate dalla “tavola delle possessioni”, segno dell’avvenuto cambio in direzione opposta della nuova urbanizzazione.

Alcune inesattezze

Alla base degli attuali, possiamo anche mettere in forte dubbio alcune certezze che la storiografia locale aveva sempre dato per certe:

  • Il nome Asciano deriva dalla famiglia etrusca Axia e dal fiume Asso: la nostra valle guarda verso il fiume Ombrone e non ci sono iscrizioni funerarie etrusche in zona che riportano tale famiglia. Il nome antico documentato era Sessiano.
  • La chiesa di S. Agata è di origine bizantina ed era dedicata a S. Andrea: come visto dalle liste delle chiese contese tra i vescovi di Arezzo e Siena a partire dal VIII secolo (l’epoca bizantina in Italia è precedente), non appare mai S. Andrea (vi è solo una pieve vicino a Trequanda), mentre la chiesa di S. Agata è nominata per la prima volta nel 1029.
  • I Cacciaconti abitavano nell’edificio detto Il Palazzo: al momento la prima attestazione dell’edificio risale alla proprietà della famiglia Gallerani e poi Tolomei nel XIII/XIV secolo. Stilisticamente niente che possa ricordare una struttura dell’epoca dei Cacciaconti.
  • Sul colle di S. Francesco prima c’era un castello: al momento nessun documento lo ricorda e nessuna attestazione di quelle citate ha come riferimenti tale zona.
  • Siena conquista Asciano nel 1168: come visto la penetrazione di Siena è stata graduale e molto difficoltosa per le varie vicende militari, ma anche per quelle di natura giuridica, economica e sociale. Solo a metà del XIII secolo possiamo dire certa la completa sottomissione di Asciano a Siena.
  • Asciano ha tre cerchia murarie: con i nuovi studi sembra tramontare definitivamente questa ipotesi. Solo dalla parte che guarda il convento francescano, riporterà il Gherardini nel XVII secolo, ci sono una parte delle mura a doppio.