CHIESA DI SANT’AGOSTINO

Storia

I padri agostiniani, presenti ad Asciano almeno dal XIII secolo, furono beneficiati da varie donazioni. Nel 1332, il senese con possedimento in Sciano, Bacco del Priore cedette alcuni edifici per la realizzazione del convento, mentre nel 1348, Nicola Covari, magister lignaminis, lasciò ai frati tutto il suo patrimonio per la costruzione di una cappella.  A metà del quattrocento, invece, il complesso di S. Agostino poté contare sul patrocinio del ricco mercante senese Giacomo Scotti, che possedeva diritti su due cappelle all’interno della chiesa. Il convento, privilegiato periodicamente dalle offerte delle autorità di Asciano, come stabiliva lo statuto del 1465, sarà ricordato più volte in documenti compresi tra XVI e XVIII secolo.

A seguito delle confische di età napoleonica, S. Agostino viene destinato ad uso privato e acquistato dalla famiglia Vegni. Dal 1857, grazie alla donazione della stessa famiglia, la chiesa di S. Agostino diviene una proprietà della Venerabile Confraternita di Misericordia e S. Chiodo.

Architettura

Chiesa di grandi dimensioni ad unica aula e copertura a doppio spiovente, sorretta originariamente da capriate lignee.  I paramenti murari esterni, riconducibili alla fase originaria, sono costituiti da bozze di travertino disposte su filari orizzontali e paralleli di altezza variabile. In epoca tardo medievale, il fabbricato venne ampliato e dotato di una nuova facciata in mattoni, che fu completata nel 1472 (ne fa fede una iscrizione incisa su un mattone accanto all’ingresso). Il convento è posizionato sul lato destro della chiesa ed è attualmente adibito ad abitazioni private. La chiesa è stata oggetto di varie fasi di rinnovo succedutesi nei secoli, soprattutto a metà Ottocento (testimoniata anche da una lapide ivi conservata), nel 1969 quando gli altari furono privati delle mense ed ultimamente nel 2015.

Arte

La Chiesa, a cui è connesso l’ex convento trecentesco un tempo dedicato a S. Michele, presentava in origine una ricca decorazione di cui fanno parte alcuni affreschi recentemente scoperti sotto l’intonaco e purtroppo poco leggibili, ricoperta di stucchi nel Seicento molte delle opere un tempo qui conservate sono state tolte.

Nello spazio tra il muro di fondo e il primo altare a destra emergono lacerti di affreschi quattrocenteschi con un santo non identificabile con in mano una ciotola (potrebbe trattarsi di S. Ansano oppure S. Donnino), S. Sebastiano nel centro e S. Rocco a destra, riferiti ad una breve campagna decorativa probabilmente relativa a qualche evento pestilenziale.

Il primo altare a destra mostra un affresco di inizi Cinquecento con una santa, e in alto nell’altare vediamo la scritta ‘Santa Monaca’.  Da qui proveniva il dipinto ad olio con Santa Monaca (o Monica?) con uno stemma Bandinelli della bottega di Rutilio Manetti poi spostato nel secondo altare a destra, che in alto è indicato come dedicato a S. Caterina. Tra il primo e il secondo altare è riemersa la sinopia di un affresco raffigurante un santo seduto, mentre tra il secondo e il terzo vediamo S. Antonio Abate e un altro santo.

Il terzo altare a destra, al cui centro vediamo una nicchia, che in altro mostra un’iscrizione poco leggibile e la data 1630, era occupato da un dipinto con la Madonna col bambino appare a San Carlo Borromeo del 1640-50, proveniente dall’Oratorio della S. Croce e attribuito ad Astolfo Petrazzi. Sul fondo a destra recentemente sono stati rinvenuti degli affreschi trecenteschi di artisti di scuola senese e non che raffigurano vari santi tra cui, da destra a sinistra, S. Cristoforo, S. Antonio Abate, teoria di Sante, tra cui S. Caterina di Alessandria, S. Andrea, S. Giovanni Battista. In alto sono state recentemente scoperte delle finestre in tromp-l’oeil ottocentesche.

Il primo altare a sinistra, nella cui decorazione a stucco possiamo leggere in alto l’iscrizione ‘corona stellarum duodecim’ (dall’Apocalisse di S. Giovanni, dove si narra dell’apparizione di una donna vestita di sole e la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle, riferimento alla Vergine), mostra una bella Incoronazione di Maria che sembrerebbe trecentesca, con figure angeliche aggiunte successivamente. Accanto all’altare sul muro a destra si vedono i resti di una figura di santo con il bastone trecentesco, probabilmente S. Giacomo.

Nel secondo altare a sinistra stava una Incoronazione della Vergine del 1675-99, che studiosi attribuiscono con riserva a Giuseppe Nicola Nasini. Il terzo altare a sinistra, dove in basso vediamo la fonte, stemma della famiglia Nannini, era occupato da Madonna assunta e Santi Pietro Martire o Niccolò, Antonio, Giuseppe e Bernardino da Siena, datato 1625-49, attributo a Ilario Casolani.

In controfacciata compaiono due stemmi Scotti, legati alla figura del mercante Giacomo che fu tra i patrocinatori della chiesa e sempre nella medesima parete è visibile un bel S. Cristoforo trecentesco – da notare tra i dettagli una figura di sirena bicaudata, simbolo di fertilità. Nell’altare maggiore è visibile una copia della Madonna detta ‘delle Grazie’ di Matteo di Giovanni un tempo qua collocata.

Da S. Agostino provenivano delle opere preziosissime ora conservate a Palazzo Corboli, tra di esse un crocifisso attribuito a Giovanni Pisano, datato al 1280 circa; tra i dipinti spicca la bizzarra, raffinata e immaginifica Adorazione dei pastori tra i Santi Galgano e Agostino un tempo nel secondo altare a sinistra, di Pietro di Giovanni d’Ambrogio (1409/10-1448). Altra opera un tempo qui ubicata era l’Assunzione della Vergine di Giovanni di Paolo, che fin dal 1500 risulta assemblata ai pannelli con Sant’Agostino e S. Michele Arcangelo di Matteo di Giovanni che furono ritrovati ‘nel legnaio dei padri agostiniani’, ma in origine era in Collegiata.  Matteo di Giovanni, come si è accennato, è anche l’autore della Madonna col bambino, S. Giacomo, S. Agostino, S. Bernardino, Santa Margherita Margherita (1458-60) segnalata dal Brogi nell’altare maggiore e frutto dell’assemblaggio fra la pala un tempo posta sull’altare di S. Bernardino di patronato di Giacomo Scotti e la predella con Storie della vita di Santa Caterina di Alessandria in origine parte di una ancona che decorava l’altare della S. Croce che era probabile cappella sepolcrale dello stesso Scotti.

La lastra tombale dello Scotti, attribuita a Urbano da Cortona, un tempo stava di fronte all’altare maggiore, da cui venne rimossa durante i restauri degli anni Sessanta. Dalla chiesa di S. Agostino proveniva anche una Deposizione di Domenico Manetti, nel terzo altare destro un tempo stava la Madonna col bambino appare a S. Carlo proveniente dall’Oratorio di S. Croce di Astolfo Petrazzi e in quello sinistro l’Assunzione e santi Nicola di Bari, Bernardino, Giuseppe di Stefano Volpi.

A CURA DI A.R.C.A.

Per l’amichevole collaborazione con la Venerabile Confraternita di Misericordia e S. Chiodo