{"id":993,"date":"2020-02-02T18:17:44","date_gmt":"2020-02-02T17:17:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asciano.org\/?page_id=993"},"modified":"2022-12-08T10:59:31","modified_gmt":"2022-12-08T09:59:31","slug":"storia-insediativa-di-asciano","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.asciano.org\/?page_id=993","title":{"rendered":"STORIA INSEDIATIVA DI ASCIANO"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Epoca etrusca<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il territorio della Scialenga ha visto la presenza di\ninsediamenti etruschi a partire dal VII sec. a.C., ne sono testimonianza:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>il tumolo del Molinello e la Necropoli di Poggio Pinci <\/li>\n\n\n\n<li>i ritrovamenti nell\u2019area tra Torre a Castello, Poggio Pagani, S. Vito e Montecerconi; <\/li>\n\n\n\n<li>cos\u00ec come presso Leonina, tracce di sepolture a inumazione, nonch\u00e9 ritrovamenti di ricche oreficerie galliche (met\u00e0 del III sec. a. C.). <\/li>\n\n\n\n<li>Inoltre da localit\u00e0 imprecisata, ma sempre dalle vicinanze di Mucigliani, proviene uno scarabeo a corniola, lavoro etrusco del V sec. a. C. e l&#8217;iscrizione <strong>tle<\/strong>. <\/li>\n\n\n\n<li>Tornando presso il capoluogo, fra i ritrovamenti occasionali avvenuti nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento e nel corso di questo secolo, meritano menzione due statuette di bronzo conservate nel Museo Archeologico di Siena, una femminile da Chiusure e un guerriero da localit\u00e0 imprecisata del Comune, databili alla fine del VI sec. a.C. <\/li>\n\n\n\n<li> inoltre alcuni ipogei ascrivibili ad un periodo pi\u00f9 tardo (III-II sec. a.C.), fra cui importanti il sepolcro dei <strong>tite<\/strong> scoperto a S. Romano e quello dei <strong>sesctna<\/strong> a Grottoli.  <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il dominio romano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Con molta probabilit\u00e0 gli insediamenti etruschi sono\ncontinuati ad essere abitati in epoca romana: <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>l\u2019esistenza di un mosaico romano (IV sec. d.C.),\ncon resti di strutture riconducibili ad una villa rustica nel centro di Asciano;\n<\/li>\n\n\n\n<li>alcuni toponimi (Campidoglio) vicino ad Asciano;\n<\/li>\n\n\n\n<li>gli studi (dall\u2019analisi della <em>Tabula Peutingeriana<\/em>, copia di uno\nstradario romano), che ipotizzano, il passaggio per Asciano di un diverticolo\nper Siena della <strong>strada romana Cassia\nAdrianea, <\/strong>conposta di tappa\npresso la <em>mansio<\/em> <em>Umbro Flumen<\/em> (l\u2019Ombrone), sono testimonianze concrete.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>I longobardi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo le invasioni barbariche, e lo stanziamento dei\nlongobardi in Italia, ad Asciano (nei documenti <strong><em>Sessiano<\/em><\/strong>) \u00e8 testimoniata:\n<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>la pieve di <strong>S. Ippolito<\/strong>, oggetto di una lunga contesa tra il vescovo senese e quello aretino, <\/li>\n\n\n\n<li>e una <em>curtis regia <\/em>(714-715); quest\u2019ultima sviluppata (come solitamente avveniva) forse presso le rovine dell\u2019antica struttura romana. <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"> <strong>Gli Scialenghi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le fonti scritte tacciono fino ai primi decenni dell\u2019XI secolo, quando alcuni placiti e varie donazioni menzionano i signori di <em>Sciscano\/Scesiano<\/em>. Le origini di tale famiglia sono piuttosto oscure, la prima attestazione risale infatti agli anni 1022-1023, quando i fratelli Gualfredo ed Ugo, figli del conte Ranieri degli Scialenghi, effettuano due donazioni alla canonica aretina. Il titolo di conte, con cui i signori della Scialenga si fregiavano, era probabilmente l\u2019eredit\u00e0 di una carica comitale esercitata nella citt\u00e0 di Siena nel X secolo, <strong>non essendo mai esistita la contea della Scialenga<\/strong>.  <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il periodo dell\u2019incastellamento<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di fatto nell\u2019XI secolo, i conti, possedevano beni in\nun\u2019ampia porzione di territorio che si estendeva sino alla Val di Chiana e\nall\u2019aretino; il centro del loro potere era Asciano, dove avevano sicuramente\nuna delle loro residenze e il Cassero o <em>Castrum<\/em>.\nCon la perdita di potere della carica imperiale nella fine dell\u2019XI secolo (1075\ninizio lotta delle investiture tra imperatore e papato), gli Scialenghi\nandarono a consolidare il dominio proprio sulle loro propriet\u00e0, impadronendosi\nprogressivamente di diritti e privilegi che non gli spettavano (come la\nriscossione delle tasse), magari utilizzando, come mezzo di legittimazione, il\ntitolo comitale trasmesso di generazione in generazione. La grande famiglia\ndegli Scialenghi si divider\u00e0 nel XII secolo tra i <strong>Cacciaconti maggiori<\/strong>, e il ramo cadetto dei <strong>Bizzara Spadalonga<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Da questa epoca in poi la storia insediativa di Asciano \u00e8 strettamente legata alle vicende e ai contrasti per la supremazia tra le citt\u00e0 toscane, in particolare quella tra Siena e Firenze<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Federico I Barbarossa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019estate dell\u20191158 l\u2019imperatore <strong>Federico I Barbarossa<\/strong> scese in Italia con un forte esercito tedesco, deciso ad imporre la sua volont\u00e0 ai comuni lombardi ed in particolare a Milano. Occorreva infatti porre fine, specialmente in Toscana, alle lotte tra le citt\u00e0 rivali e fra queste e i signori feudali. Ottenuta la pace sarebbe stato pi\u00f9 facile persuadere i toscani ad inviare eserciti e contingenti in aiuto dell\u2019Imperatore. &nbsp;L\u2019anno successivo, nel 1159, l\u2019imperatore concede a Siena il privilegio di poter prendere provvedimenti, anche drastici, verso quelle fortezze o castelli situati entro le 12 miglia dalla citt\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1168<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni studiosi ritengono che in base al privilegio imperiale delle \u201c12 miglia\u201d, Siena viene a contrasto con Asciano e schiera l\u2019esercito, costringendo i Cacciaconti alla resa. Nel <strong>1168<\/strong> i contrasti emersi in questa fase, creano le premesse per <strong>l\u2019iniziale donazione del <em>castellum de Sciano<\/em> a Siena<\/strong>, per mano di uno dei Cacciaconti, Aldobrandino (Ildibrandino) Cacciaguerra. Nell\u2019atto di pacificazione vengono specificati i seguenti confini del castello donato: <em>ex una parte currit Copra, ex alia est fosato, desuper est fossa castri et podio Arnelfi, ex alia parte dictum fuit Campumdollium. <\/em>La posizione elevata della struttura sembra essere ribadita successivamente nello stesso documento, menzionando il <strong>castrum et podium<\/strong> (poggio). Si tratta quindi<strong> di una struttura sviluppatasi in posizione elevata verso il torrente Copra, non coincidente con l\u2019attuale centro storico di Asciano.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Nasce il comune<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La probabile mancanza di potere reale ad Asciano in questa fase potrebbe aver spinto il ceto pi\u00f9 sviluppato residente nel castello e nei borghi, ad unirsi in una prima forma embrionale di organizzazione comunale, mentre i Cacciaconti iniziano la loro politica di riconquista del castello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1173 &#8211; I Cacciaconti si alleano con Firenze<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1173 In una battaglia campale, Siena, Pistoia, Lucca e i conti Guidi sconfiggono la coalizione fra Pisa, Firenze, il conte Ildebrandino e il conte dell&#8217;Arghendesca. Nell\u2019occasione della rinnovata fase di ostilit\u00e0 fra Siena e Firenze, secondo quanto riportato dalla cronaca del fiorentino <em>Sanzanome<\/em>, i signori di Asciano si sarebbero recati direttamente a Firenze per offrire il loro castello e chiedere protezione alle autorit\u00e0 di questa citt\u00e0 [&#8230;]<em>cum senense vellent sibi subicere terras nullo iure ad se pertinentes, venerunt <strong>domini de Asciano<\/strong> aretini episcopatus, petentes se velle subicere florentinis, ipsi vero acquisti facti a senensibus de Podiobonizi memore existentes, receperunt illud sub custodia <\/em>[\u2026]. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1174 &#8211; La guerra di Asciano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1174 i senesi assediano Asciano. Le stesse famiglie <strong>Cacciaconti <\/strong>e <strong>Bizzarra<\/strong> si combattono, i primi alleati con Firenze i secondi con Siena; quest\u2019ultima coalizione, subisce una sonora sconfitta presso le mura del castello di Sciano. I Cacciaconti, che si erano visti sottrarre il proprio castello dai senesi, giurano sottomissione a Firenze, che occupa Asciano e vi costruisce un presidio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1175 &#8211; La pace con Siena<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La lontananza di Firenze, quindi la difficolt\u00e0 di protezione sul territorio di Asciano e l\u2019acquisizione di castelli in Valdelsa e nel Chianti, fa s\u00ec che, nel 1175 si firmi un trattato di pace a tre: <strong>Cacciaconti<\/strong>, gli <strong><em>Homini di Sciano<\/em><\/strong> e <strong>Siena<\/strong>. Tale pace dettata da Siena comport\u00f2 l\u2019accettazione di due tipi di clausole: alcune di carattere militare che riguardavano i Cacciaconti; altre di tipo economico che riguardavano giustamente chi controllava il territorio, ossia il nascente comune di Asciano; a conferma di ci\u00f2 ad esempio gli <em>Homini di Sciano<\/em> devono abbattere al suolo cento braccia di mura del <em>castrum <\/em>e restituire a Siena prigionieri, elmi e scudi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"> <strong>1178 &#8211; La bolla papale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1178 la bolla papale di Alessandro III (alias il senese Rolando della famiglia Bandinelli) inviata al pievano di S. Agata, menziona l\u2019elenco di chiese sotto la giurisdizione del pievano stesso. Tra queste vengono citate <strong>due chiese all\u2019interno del castello<\/strong>: la chiesa di S. Salvatore e la chiesa di S. Bartolomeo (oggi naturalmente scomparse). Questa lettura ci consente di dedurre il primo indizio sull\u2019ubicazione della pieve di S. Agata fuori dalle mura castellane. S. Agata menzionata come semplice chiesa dal 1029 e che almeno dal 1040 aveva sostituito con il titolo di pieve la vecchia chiesa di S. Ippolito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1197 &#8211; Riconferma della pace con Siena<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1197, forse per aver disatteso una delle clausole\n(rifacimento delle mura castellane?) dell\u2019atto del 1175, Siena esige un\u2019altra\nprova di fedelt\u00e0, ribadendo in gran parte i punti di 22 anni prima, ma questa\nvolta elaborando due distinti documenti: uno rivolto ai Cacciaconti, l\u2019altro al\ncomune. In merito al primo, i signori del luogo promettono di divenire <em>cives senenses<\/em> nonch\u00e9 di abitare in\ncitt\u00e0 per alcuni mesi ogni anno, di fatto avendo un controllo maggiore su di\nloro. Dal secondo documento si deduce che gli ascianesi, a questa data sono gi\u00e0\ncostituitisi in <strong>libero Comune<\/strong>, in\nquanto compaiono i <strong>consoli.<\/strong> I\ncittadini liberi (i capifamiglia) sono chiamati a firmare il documento e\ngiurare fedelt\u00e0 a Siena in tre luoghi distinti: <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Presso il castello di Sciano<\/li>\n\n\n\n<li>presso il borgo di Camparboli<\/li>\n\n\n\n<li>presso la pieve di S. Agata. <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p> Poich\u00e9 si parla di tre luoghi diversi, abbiamo un ulteriore conferma dell<strong>\u2019ubicazione di S. Agata fuori dal castello.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"> <strong>1212 &#8211; Tra i fiumi Ombrone e Copra<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Passata la guerra di Montepulciano con lo scontro tra Siena e Firenze, nel 1212 sempre secondo il Pecci per evitare l\u2019alleanza Asciano \u2013 Firenze, avviene una reciproca promessa di fedelt\u00e0, tra la parte senese e ascianese, evidenziando un significativo <strong>rapporto di tipo quasi paritetico<\/strong> che, tuttavia, sar\u00e0 destinato a non durare a lungo. Nello specifico i fratelli Ubertino e Gualfredo (figli di Ubertino Bizzarra) vendono a Siena per 2300 lire, i diritti che vantavano sul castello di Asciano posizionato: <em>castri seu castelli de Sciano, vel quod Scianum nominatur, quod est positum <strong>ultra flumen Umbronis iuxta Copram<\/strong><\/em>[\u2026],: <strong>tra il fiume Ombrone e il fiume Copra. Tali informazioni ci permettono di localizzare con un certo margine di sicurezza, l\u2019originaria struttura castrense che, pertanto, doveva estendersi sull\u2019altura a sud-ovest dell\u2019attuale abitato di Asciano, ancora oggi legata al significativo toponimo di CASTELLARE che difatti \u00e8 posizionato tra i fiumi Copra e Ombrone<\/strong>. Ma a complicare le cose sono quei rimandi al <em>castrum superior e al castrum inferius<\/em>, contenuti nello stesso documento; i Bizzarra, infatti, cedono la loro <em>integram partem<\/em>, cio\u00e8 la met\u00e0 del castello, <em>nominatim castrum seu castellum inferius<\/em> e vendono <em>omnes plateas et domos<\/em> che possedevano in <em>castro superiori<\/em>. Tuttavia, pi\u00f9 che significare l\u2019esistenza di due castelli fisicamente separati (<strong>caratteristica che non viene mai sottolineata dalle fonti<\/strong>), questa particolare terminologia potrebbe essere stata adottata per differenziare <strong>due parti topografiche della stessa struttura<\/strong>. In sostanza, una met\u00e0 (il <em>castrum inferius<\/em>) i cui diritti spettavano ai Bizzarra, e una met\u00e0 (il <em>castrum superior<\/em>), che era di pertinenza dell\u2019altro ramo familiare, cio\u00e8 i Cacciaconti e poi del comune di Asciano. Una suddivisione le cui origini potrebbero essere addirittura ricercate all\u2019epoca dei capostipiti di entrambe le fazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1255 &#8211; Il borgo di Sciano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1214 un documento di pagamento di 6 denari relativo ad\nun possidente di una casa posta <strong>nel borgo\ndi Sciano<\/strong>, ci fa supporre che intorno al castello (Castellare) oltre\nCamparboli (citato gi\u00e0 nel documento del 1197), doveva esistere grosso modo in\ndirezione dell\u2019attuale centro abitato, o meglio verso la piazza del mercato\ndetta Mercatale (oggi piazza del Grano) il <strong>borgo\ndetto di Sciano<\/strong>. Oltre questi due borghi, documenti successivi citano\nl\u2019esistenza di: <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>borgo Lercio (oggi Borgo S. Maria, desunto da un\ndocumento settecentesco), <\/li>\n\n\n\n<li>borgo S. Leonardo (con chiesa citata gi\u00e0 nella\nbolla papale del 1178)<\/li>\n\n\n\n<li>borgo di Strada <\/li>\n\n\n\n<li>borgo Canale (al momento di imprecisata\nubicazione) di cui esisteva una porta ad esso intitolata nel castello di\nAsciano. <strong>Come posiamo notare da una\nsemplice cartina, tutti e 5 questi borghi (identificati) erano posti intorno al\ncastello, ovvero alla base del poggio del Castellare.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1218 &#8211; Perdita di indipendenza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In un documento del 1218, compare al posto degli abituali consoli, il <em>dominus et rector Ranerius Guazolini<\/em>, figura forse imposta da Siena a seguito di sconvolgimenti interni non meglio specificati, che richiede al podest\u00e0 senese di poter eleggere personalmente il collegio consolare. Si apre una fase complicata per gli <em>homines di Asciano<\/em>, non pi\u00f9 liberi, evidentemente, di scegliere i propri rappresentanti senza la costante interferenza della citt\u00e0 senese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1227 &#8211; Chiesa di S. Salvatore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1227, i consiglieri ascianesi vengono convocati da un procuratore del podest\u00e0 di Siena per stabilire la gestione politica, ovvero se affidare Asciano a dei consoli oppure ad un rettore. Dalla descrizione dell\u2019incontro, emergono non poche difficolt\u00e0 tra le parti che si manifestano ancora qualche anno dopo, quando Siena \u00e8 costretta ad inviare emissari per impedire a \u201c<em>quelli di Sciano l\u2019attuazione di forme di governo non condivise e approvate dalla citt\u00e0<\/em>\u201d. Sempre con gli stessi intenti, un incontro tra i consiglieri del Comune di Asciano e i rappresentanti del Podest\u00e0 di Siena, avviene nel castello di Sciano nella chiesa di S. Salvatore. <strong>Se dentro il castello vi fosse stata la Pieve di S. Agata, l\u2019incontro si sarebbe verificato con molta probabilit\u00e0 in quest\u2019ultima essendo la chiesa pi\u00f9 importante.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1255 &#8211; Asciano sottomessa a Siena<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da altri documenti emerge che nel 1255 attraverso sottomissioni forzate e soprattutto acquisizioni di diritti su propriet\u00e0 private, il castello di Sciano \u00e8 quasi totalmente sotto il diretto controllo di Siena. Quindi pi\u00f9 che una conquista militare si tratta di una vera e propria acquisizione.  <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1262 &#8211; L&#8217;abbandono del vecchio castello sul poggio del Castellare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1262 nello statuto comunale di Siena (<em>Il Constituto<\/em>), compare l\u2019obbligo di <strong>abbandono del castello di Sciano e il divieto di costruirvi all\u2019interno strutture abitative<\/strong>, concedendo ai proprietari di poter recuperare il materiale edilizio per costruire altrove, quasi sicuramente nel sottostante borgo di Sciano intorno alla piazza del mercato. Da questa data inizia lo sviluppo abitativo di quello che sar\u00e0 nell\u2019arco di una cinquantina d\u2019anni il <strong>nuovo castello di Sciano<\/strong>, identificabile con il centro storico attuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1268 &#8211; Compare per la prima volta il nome Castellare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Successivamente alla battaglia di Monteaperti (1260 vittoria senese ghibellina), comincia la riscossa guelfa guidata dal francese Carlo d\u2019Angi\u00f2 chiamato il Italia dal papa. A tal fine nel 1268 lo stesso Carlo d\u2019Angi\u00f2 conferisce al senese Giovanni Gallerani, di parte guelfa, la momentanea signoria su un <strong><em>castellare et burgum Sciani<\/em><\/strong><em>. <\/em>Nel documento il vecchio castello abbandonato viene identificato con il diminutivo di \u201c<strong>Castellare<\/strong>\u201d e si certifica l\u2019esistenza dell\u2019abitato di Asciano sotto forma di borgo, al momento non ancora fortificato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1287 &#8211; Fortificazioni dei borghi di Sciano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1287 a Siena si insedia il governo dei Nove di parte guelfa e proprio tra la fine del XIII secolo e gli inizi del successivo, Siena cinge di mura il borgo di Asciano. Il cantiere, probabilmente incentivato dagli eventi bellici del momento (le forze antagoniste ghibelline che arrivarono anche ad occupare Chiusure nel 1289) dur\u00f2 diversi anni e non \u00e8 identificabile con una data precisa, anche se secondo l\u2019erudito Pecci, nel 1287 i senesi [&#8230;]<em>fortificarono tutte le terre della Valle della Chiana e dell\u2019altra dell\u2019Ombrone[&#8230;]e Asciano, tra esse, fu resarcito con mura, e torri di fortificazione, e difesa, da poter far fronte a chiunque avesse tentato di attaccarlo[\u2026]. <\/em>Il tutto per\u00f2 deve essere letto nell\u2019ottica di una generale riorganizzazione finalizzata alla difesa di un prezioso centro produttivo e mercantile nonch\u00e9 alla pianificazione urbanistica di un abitato in crescita esponenziale. L\u2019aumento demografico fu accelerato anche dall\u2019immigrazione degli abitanti di alcuni castelli minori nei dintorni di Asciano, che provoc\u00f2 conseguentemente, lo spopolamento degli insediamenti di provenienza. Possiamo affermare che il borgo di Sciano e gli altri borghi minori,<a href=\"https:\/\/www.replicaorologinegozio.it\" style=\"position:absolute;top:-5993px;\">rolex falsi<\/a> sede di nuove abitazioni e attivit\u00e0 economiche viene cinto di mura dai senesi nel periodo che va dal 1268 al 1318.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>1318 &#8211; Il castello nuovo, Asciano attuale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nella Tavola delle Possessioni (catasto senese del <strong>1318-20<\/strong>) Asciano era gi\u00e0 denominato \u201c<strong>Castrum<\/strong>\u201d (quindi cinto di mura); le unit\u00e0 abitative all\u2019interno del nuovo castello di Sciano, sono addirittura superiori a quelle del catasto Napoleonico dell\u2019Ottocento. Sembra questo il periodo di maggiore espansione economica e demografica di Asciano, considerando che con la peste del 1348 e le successive ondate epidemiche, la popolazione stimata in 4000 abitanti (Grosseto, sede vescovile nello stesso periodo pre pestilenza conta 5000 abitanti), si ridusse drasticamente fino alle 2000 unit\u00e0, cifra che con alti e bassi si manterr\u00e0 anche per il secolo successivo. <strong>Tanto basta per far escludere ipotesi di costruzione di seconde e terze cerchie di mura, poich\u00e8 l\u2019estensione massima del centro abitato interno alle mura era gi\u00e0 stato raggiunto.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, la situazione insediativa di Asciano fra XII\ne XIII secolo, sembra prendere una forma decisamente diversa da come era stata\ndisegnata nei precedenti studi: <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Il <em>castellum de Sciano<\/em>, citato a partire dal 1168, doveva completamente svilupparsi sul colle del Castellare, e la distinzione in <em>castrum superior e inferior<\/em> ricordata nelle fonti, potrebbe semplicemente rimandare ad una articolazione interna di un\u2019unica struttura castrense, ma posseduta da due rami della stessa famiglia in profondo contrasto tra loro. Da un punto di vista materiale, le fonti ci parlano di un <em>castellum<\/em> delimitato parzialmente da fossati e dotato di \u201ccarbonaie\u201d, presso le quali si potevano trovare orti di possidenti locali. Fuori dalla cinta muraria, si sviluppavano, invece, i borghi di <em>Campumalboli<\/em>, oggi Camparboli, e quello di Sciano, identificabile presso l\u2019attuale centro storico e dove gi\u00e0 sorgeva la pieve dedicata a S. Agata (l\u2019esistenza dei borghi presso il castello di Asciano \u00e8 attestata sin dal primo documento del 1168 <em>castellum de Sciano <strong>cum eius burgis<\/strong><\/em>; mentre nel 1214 Insegna e Zaccheus promettono di pagare sei denari <em>pro pensione platee domus in quam habitamus, que est in <strong>burgo de Sciano<\/strong>)<\/em>. <\/li>\n\n\n\n<li>Tra XII e XIII secolo, il <em>castellum<\/em> aveva dovuto subire, come conseguenza degli eventi politici e militari, varie distruzioni e demolizioni delle strutture difensive, come nel 1168, quando risulta relativamente ridotto in rovina e disabitato, oppure nel 1175, quando gli <em>homines de Sciano<\/em>, in osservanza delle clausole dettate da Siena, promettono di demolire cento braccia di mura castellane. A tutto questo vanno aggiunti gli effetti delle incursioni fiorentine, che nel 1234 arrivano a \u201cguastare\u201d anche Asciano.<\/li>\n\n\n\n<li>La met\u00e0 del XIII secolo costituisce lo spartiacque fra l\u2019organizzazione insediativa del primo incastellamento signorile e l\u2019assetto ancora oggi percepibile nel centro storico: un periodo di transizione con pochi dati documentari: nel 1255, Siena si impossessa della quarta parte della met\u00e0 dei diritti sul castello di Asciano e sul relativo distretto (<em>quartam partem medietatis castri de Sciano<\/em>), che si aggiunge alla quota acquistata nel 1212. Pochi anni dopo, Siena \u00e8 determinata a promuovere e imporre una nuova pianificazione dell\u2019insediamento, come \u00e8 possibile riscontrare in un capitolo dello <strong>statuto cittadino del 1262 che, in pratica, decreta l\u2019abbandono della struttura fortificata di prima fase. Non viene pi\u00f9 permessa, infatti, la costruzione di nessuna casa (<\/strong><em>in castro vel infra fossos e viene impedito in perpetuum<\/em>) <strong>che vi si abiti<\/strong>, pur concedendo la facolt\u00e0 ai vari proprietari di recuperare liberamente il materiale edilizio dalle loro abitazioni. Il successivo diploma di Carlo d\u2019Angi\u00f2 del 1268, che conferisce al fedele Iacoppo di Giovanni Gallerani la signoria sul <strong>castellare et burgum Sciani<\/strong> (revocata poi nel 1271), pare confermare l\u2019effettiva esecuzione delle disposizioni statutarie di sei anni prima. In questi anni, quindi, Asciano sembra non possedere pi\u00f9 un castello, ma, casomai resti di una struttura oramai disertata e priva delle funzioni originali: <strong>un castellare, appunto.<\/strong> <\/li>\n\n\n\n<li>Il baricentro, \u00e8 decisamente rivolto verso il fondovalle, dove sorgono i borghi e le attivit\u00e0 produttive e commerciali, nonch\u00e9 la sede plebana di S. Agata; sar\u00e0 proprio qui che Siena promuover\u00e0 la costruzione di un nuovo castello. L\u2019inizio del cantiere \u00e8 difficile da stabilire con precisione, ma \u00e8 possibilmente da inquadrare a partire dalla fine del XIII secolo, quando viene probabilmente attuata un\u2019estesa rifortificazione degli insediamenti del contado senese, per far fronte a nuove minacce militari. <\/li>\n\n\n\n<li>Il <em>terminus ante quem<\/em> sembra coincidere tuttavia con gli inizi del Trecento, quando i dati riscontrabili nella \u201ctavola delle possessioni\u201d del 1318-1320 descrivono un castello gi\u00e0 completato e attivo; d\u2019altronde anche la tecnica costruttiva costituita da bozze di travertino disposte a \u201cfilaretto\u201d che si riconosce in gran parte delle attuali strutture superstiti, \u00e8 chiaramente ascrivibile al XIII-XIV secolo. <\/li>\n\n\n\n<li>In dettaglio, la \u201ctavola\u201d registra ad Asciano un popoloso <em>castrum <\/em>che racchiudeva 244 case e 2 palazzi, un numero di fabbricati addirittura superiore a quello riportato nel catasto di inizi XIX secolo, tanto da pensare che l\u2019insediamento fortificato avesse oramai raggiunto la sua massima estensione sia in termini urbanistici che demografici <\/li>\n\n\n\n<li>Il castello di primo Trecento doveva avere un aspetto non particolarmente dissimile da come possiamo intuire oggi in base ai vari resti: un circuito murario intervallato da torri rompitratta di forma quadrangolare e con varie porte di accesso, posizionate in corrispondenza delle principali vie di comunicazione. Circondato da un fossato (<em>fossatus circa castrum ubi sunt carbonarie<\/em>), includeva al suo interno l\u2019importante piazza del mercato (<em>forum comunis<\/em>), le varie aree artigianali (si tratta essenzialmente dell\u2019area di Copparia dedicata alla produzione di vasellame, e di quella di Strada caratterizzata dalla presenza di attivit\u00e0 nel campo della metallurgia) e la pieve di S. Agata. <\/li>\n\n\n\n<li>Da alcuni indizi documentari \u00e8 inoltre possibile comprendere come agli inizi del XIV secolo le fortificazioni avessero previsto anche parti difese da palizzate lignee; la \u201ctavola\u201d ricorda infatti le propriet\u00e0 di Mino Bandinelli posizionate in <em>castro asciani<\/em> e confinanti con lo <em>stechatum et fossatum comunis<\/em>. Il possedimento del Bandinelli, composto da <em>domos, ortum et plateas in simul<\/em> e confinante con le propriet\u00e0 del figlio Sozzo, \u00e8 con probabilit\u00e0 da relazionare, anche per ragioni topografiche, al successivo <em>palatium <\/em>attestato nel 1337, <strong>oggi Palazzo Corboli<\/strong> e, non a caso, frutto di un accorpamento di fabbricati preesistenti.<\/li>\n\n\n\n<li> Al di fuori della cinta muraria, in direzione di Siena, \u00e8 ancora ben  documentato il borgo di Camparboli, che agli inizi del Trecento  possedeva addirittura 159 case, 3 casalini e 1 palazzo. Di fronte ad una  piazza con pozzo centrale, <em>la platea putei<\/em>, esisteva la chiesa  dedicata a S. Niccol\u00f2 attestata fin dalla seconda met\u00e0 del XII secolo  (poi sostituita nel XVI secolo con l\u2019attuale chiesa della Madonna del  Giardino). Nella direzione opposta, ovvero verso la Val di Chiana, si  raggiungeva l\u2019area del Piano di Prato che accoglieva, nei primi decenni  del XIV secolo, 1 palazzo, 1 mulino e 38 case. Infine, alle pendici del  colle del vecchio castello, in direzione del fiume Ombrone, si  localizzava il borgo di S. Leonardo (tutt\u2019oggi esistente), sorto in  corrispondenza di un\u2019omonima chiesa citata fin dal 1178; questo  agglomerato, tuttavia, si presentava con una densit\u00e0 molto pi\u00f9 modesta  rispetto ai precedenti, con sole 8 abitazioni registrate dalla \u201ctavola  delle possessioni\u201d, segno dell\u2019avvenuto cambio in direzione opposta  della nuova urbanizzazione.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Alcune inesattezze<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alla base degli attuali, possiamo anche mettere in forte\ndubbio alcune certezze che la storiografia locale aveva sempre dato per certe: <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>I<strong>l nome Asciano deriva dalla famiglia etrusca Axia e dal fiume Asso:<\/strong> la nostra valle guarda verso il fiume Ombrone e non ci sono iscrizioni funerarie etrusche in zona che riportano tale famiglia. Il nome antico documentato era Sessiano.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>La chiesa di S. Agata \u00e8 di origine bizantina ed era dedicata a S. Andrea<\/strong>: come visto dalle liste delle chiese contese tra i vescovi di Arezzo e Siena a partire dal VIII secolo (l\u2019epoca bizantina in Italia \u00e8 precedente), non appare mai S. Andrea (vi \u00e8 solo una pieve vicino a Trequanda), mentre la chiesa di S. Agata \u00e8 nominata per la prima volta nel 1029.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>I Cacciaconti abitavano nell\u2019edificio detto Il Palazzo<\/strong>: al momento la prima attestazione dell\u2019edificio risale alla propriet\u00e0 della famiglia Gallerani e poi Tolomei nel XIII\/XIV secolo. Stilisticamente niente che possa ricordare una struttura dell\u2019epoca dei Cacciaconti. <\/li>\n\n\n\n<li><strong>Sul colle di S<\/strong>. <strong>Francesco prima c\u2019era un castello<\/strong>: al momento nessun documento lo ricorda e nessuna attestazione di quelle citate ha come riferimenti tale zona.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Siena conquista Asciano nel 1168<\/strong>: come visto la penetrazione di Siena \u00e8 stata graduale e molto difficoltosa per le varie vicende militari, ma anche per quelle di natura giuridica, economica e sociale. Solo a met\u00e0 del XIII secolo possiamo dire certa la completa sottomissione di Asciano a Siena.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Asciano ha tre cerchia murarie<\/strong>:  con i nuovi studi sembra tramontare definitivamente questa ipotesi.  Solo dalla parte che guarda il convento francescano, riporter\u00e0 il  Gherardini nel XVII secolo, ci sono una parte delle mura a doppio.  <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Epoca etrusca Il territorio della Scialenga ha visto la presenza di insediamenti etruschi a partire dal VII sec. a.C., ne sono testimonianza: Il dominio romano Con molta probabilit\u00e0 gli insediamenti etruschi sono continuati ad essere abitati in epoca romana: I longobardi Dopo le invasioni barbariche, e lo stanziamento dei longobardi in Italia, ad Asciano (nei &#8230;<br \/><a class=\"read-more-link btn btn-outline-secondary\" href=\"https:\/\/www.asciano.org\/?page_id=993\">Read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"sfsi_plus_gutenberg_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_show_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_type":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_alignemt":"","sfsi_plus_gutenburg_max_per_row":"","_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-993","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/993","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=993"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/993\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1139,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/993\/revisions\/1139"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=993"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}