{"id":886,"date":"2019-10-23T23:10:45","date_gmt":"2019-10-23T21:10:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asciano.org\/?page_id=886"},"modified":"2022-12-08T10:56:25","modified_gmt":"2022-12-08T09:56:25","slug":"chiesa-francescana-di-s-lorenzo-in-asciano","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.asciano.org\/?page_id=886","title":{"rendered":"CHIESA FRANCESCANA DI S. LORENZO IN ASCIANO"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>Storia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le origini del convento sono incerte. I manoscritti\nsettecenteschi del Pecci e del Faluschi riportano la notizia di un documento\nrisalente al 1212, attraverso il quale gli abitanti di Asciano avrebbero donato\nai francescani il sito dove si sarebbe edificata la struttura religiosa.\nTuttavia gli stessi studiosi sono propensi a dubitare della veridicit\u00e0 del\nfatto, dato che non \u00e8 rimasta traccia alcuna del documento. Inoltre la data in\nquestione sarebbe troppo precoce per l&#8217;ordine francescano, all&#8217;epoca ancora\ncaratterizzato da una certa instabilit\u00e0 insediativa. L&#8217;unico avvenimento\nriconducibile al 1212, come leggiamo nella <em>leggenda\nperugina<\/em> di Tommaso da Celano, \u00e8 la presenza dello stesso S. Francesco a\nSiena. Per stabilire la datazione esiste un documento del 1334, la\ncosiddetta <strong>serie Paulina<\/strong> che elenca\nle sedi e le custodie dei francescani in Toscana. In questo elenco nelle 48\nsedi, appare anche la chiesa di S. Francesco di Asciano, e poich\u00e9 esiste un\naltro documento del 1282, la <strong>serie\nArgentina<\/strong> in cui non vengono citate le sedi, ma solo il loro numero, che \u00e8\nlo stesso del 1334 (cio\u00e8 48) possiamo ipotizzare che tra il 1282 e il 1334 le\nchiese francescane in Toscana erano le stesse e che ad Asciano quindi la chiesa\npoteva a ben ragione esistere gi\u00e0 dal 1282. Per far maggiore luce \u00e8 utile un\natto inerente una donazione fatta al Santa Maria della Scala di Siena per conto\ndi donna <strong>India Sansedoni<\/strong>, moglie del\nrettore dello stesso Spedale Iacopo di Bencivenne risalente all\u2019anno 1265 e\nripetuta nel 1268. Alla piccola chiesa di S Giovanni (ancora non ben\nidentificata, forse l\u2019attuale chiesa di San Bernardino che portava in\nprecedenza tale nome) <strong>donata col primo\natto<\/strong> <strong>notarile<\/strong> si aggiungono\nterreni tra cui alcune terre poste nel Piano di Prato (<strong>quindi non per la costruzione ma per il mantenimento da rendita<\/strong>),\nsempre appartenenti alla nobildonna, affinch\u00e9 nelle vicinanze della chiesa\nsuddetta vi si potesse costruire e mantenere decorosamente un piccolo ospizio\n(probabilmente l\u2019ospizio di San Giovanni) per poveri e per religiosi che\nfossero transitati ad Asciano; tra i poveri religiosi, nell\u2019atto vi sono\nindicati <em>i frates minorum et predicatorum<\/em>\nossia i Francescani e i Domenicani. Segnale questo che un insediamento ad\nAsciano della componente francescana a quella data (1268) non esisteva ancora?\nSe cos\u00ec fosse sarebbe possibile datare <strong>la\ncostruzione della chiesa di S. Francesco in arco di tempo che va dal 1268 al\n1282 anno della gi\u00e0 ricordata serie Argentina. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Altra informazione dubbia \u00e8\nquella riportata per la prima volta dal Repetti, che vuole il convento\nedificato sui ruderi del vecchio castello di Asciano. Tuttavia, il convento\ndoveva essere gi\u00e0 presente nella seconda met\u00e0 del XIII secolo e perlomeno nel\n1308, quando <em>Nuccio di Graziuolo di\nMontecalvoli<\/em> dona al <em>loco <\/em>dei\nfrati minori la somma di 10 soldi. Nel 1327, inoltre, <em>Filippo di Ser Francesco d\u2019Asciano<\/em> doner\u00e0 4 lire per contribuire\nalle spese del cantiere del convento.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso del XIV secolo sono\nnoti vari interventi costruttivi; nel 1326 <em>Lando\nBenincase<\/em> finanzia la realizzazione del pavimento della chiesa, mentre al\n1345 si data la costruzione di un dormitorio a spese di Antonio di Meio\nTolomei. L&#8217;anno successivo <em>Nero Bini<\/em>\nlascia 60 fiorini d&#8217;oro per costruire una cappella sotto al campanile e per\ncelebrare messe in suffragio.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo statuto di Asciano del 1465\nricorda pi\u00f9 volte il convento come nell&#8217;occasione della festivit\u00e0 di S.\nLorenzo, a cui era dedicata la chiesa, e del mercato del vicino sobborgo di\nPrato. Inoltre il camarlengo del comune era tenuto a dare ogni sei mesi 5 lire\ndi elemosina ai frati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il convento, ricordato in vari documenti tra XVI e XVIII secolo, viene soppresso in epoca napoleonica nel 1808. Dopo un periodo di assestamento, la chiesa sar\u00e0 nuovamente officiata a cura della compagnia laicale di S. Antonio Abate, istituita nel 1826, mentre il convento viene adibito ad abitazioni private.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>Architettura<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Chiesa ad aula unica rettangolare caratterizzata da area presbiteriale rialzata e tre cappelle conclusive. La copertura \u00e8 a doppio spiovente con capriate lignee. La facciata presenta due semipilastri angolari (sodi) e un portale strombato ad arco a tutto sesto. Superiormente si apre una finestra rettangolare di epoca successiva, probabilmente realizzata a met\u00e0 del XVIII secolo in occasione dei lavori di restauro della facciata. Sui lati si aprono varie finestre ad arco acuto, tamponate in seguito alla sistemazione degli altari all&#8217;interno della chiesa.&nbsp;  Il convento si sviluppa sul lato destro della chiesa e intorno ad un chiostro al quale si accede attraverso un arco ribassato sistemato presso la facciata dell&#8217;edificio religioso. L&#8217;esistenza di mensole ad L e gocciolatoi sulle pareti, fanno intuire l&#8217;originaria sistemazione di una tettoia a copertura del chiostro. Le strutture del convento, attualmente adibite ad uso abitativo, risultano molto rimaneggiate; tuttavia si riconoscono varie aperture costituite da archi databili tra XIII e XIV secolo. Nella parte orientata a sud-est, \u00e8 inoltre ben visibile il paramento murario originale, distinguibile in due parti: quella inferiore \u00e8 realizzata con filari abbastanza ordinati, mentre quella superiore, caratterizzata da un\u2019\u201dapparecchiatura\u201d meno curata, \u00e8 forse da associare alla costruzione del dormitorio documentata nell&#8217;anno 1345. A quello stesso momento va probabilmente collocata anche la sistemazione della sala capitolare e la realizzazione delle rispettive aperture archiacute in mattoni. <\/p>\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.replicaswatches-uk.com\" style=\"position:absolute;top:-8776px;\">rolex replica<\/a><\/p>\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>descrizione interna lato destro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Uno degli\nedifici religiosi pi\u00f9 ricchi internamente dal punto di vista iconografico. Costruita\nnel XIII secolo, presenta una struttura simile a quella della chiesa omonima di\nLucignano in Val Di Chiana e di Cortona. Nel Seicento ha subito un rinnovamento\ncon decori barocchi e negli anni \u201980 pi\u00f9 recenti restauri del secolo scorso\nhanno portato alla luce numerosi affreschi. Presenta una pianta tipica delle\nchiese mendicanti, ad aula con tre cappelle archiacute nel presbiterio, con la\nfacciata a capanna ai cui lati svettano in alto le statue settecentesche di S. Lorenzo\ne S. Francesco. La lunetta sovrastante il portone d\u2019ingresso mostra ancora oggi\ni resti di un dipinto con le <em>Stigmate di\nS. Francesco<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>1 &#8211; In\ncontrofacciata, sulla sinistra vediamo un dipinto della prima met\u00e0 Trecento con\nuna <em>Madonna con bambino e santi; <\/em>a\ndestra sta un santo cavaliere e un altro non identificabile, a sinistra <em>S. Antonio abate<\/em>. In basso a destra \u00e8\nraffigurata la donatrice \u2013 una bella figura femminile dai lunghi capelli biondi\npresentata dal santo cavaliere \u2013 in alto a sinistra vediamo uno stemma bianco\ncon una croce, forse un riferimento al Regno di Gerusalemme. L\u2019affresco \u00e8 stato\nstaccato per essere sottoposto a restauri.<\/p>\n\n\n\n<p>2 &#8211; Nella parete\ndestra segue una teoria di santi. Tra i primi sono visibili in alto a sinistra <em>S. Bartolomeo<\/em> e <em>Santa Barbara<\/em>. S. Bartolomeo presenta in basso a sinistra due\ngemelli e a destra un\u2019altra figura femminile che ricorda nell\u2019iconografia Santa\nDorotea, riferiti da alcuni a Jacopo di Mino del Pellicciaio. A destra compare\nuna <em>Trinit\u00e0<\/em>. Sotto si notano delle\nscene attribuite di nuovo a Jacopo di Mino del Pellicciaio con il <em>Riposo durante la fuga in Egitto, S. Pietro<\/em>,\ndotate di stessa cornice, mentre sembrerebbe di mano diversa un santo vescovo\ncon uno strumento lungo in mano (forse <em>S.\nBiagio o S. Egidio<\/em>). A sinistra compare un altro&nbsp;&nbsp; &nbsp;<em>S. Bartolomeo<\/em> con la figura di un\ndonatore francescano, sembrerebbe sempre nello stile Jacopo di Mino.<\/p>\n\n\n\n<p>3 &#8211; Nella prima\nnicchia sulla destra compare in alto una <em>Maest\u00e0<\/em>\nmutila con <em>S. Giacomo<\/em> e <em>S. Giovanni Battista<\/em>, nel sottarco <em>S. Agata<\/em> <em>e S. Cristoforo<\/em>, mentre sotto una narrazione di belle storie forse\ntardo trecentesche di <em>S. Antonio Abate<\/em>\n(nella chiesa esisteva infatti una confraternita a lui dedicata e un tempo nel\nterzo altare a sinistra era visibile una scultura raffigurante il santo, di\nignoto autore senese di fine 1300, attualmente conservata a Palazzo Corboli)\ntra cui <em>Incontro con il centauro<\/em>, <em>Incontro con S. Paolo eremita<\/em>, <em>S. Antonio bastonato da demoni<\/em>&nbsp; e la\n <em>Morte<\/em><em> di S. Antonio<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>4 &#8211; Continuando\nla teoria di santi nella parte alta appaiono divisi da esili colonnine, S<em>. Stefano, S. Giovanni Battista<\/em> e un\nsanto non identificabile (Nella colonna tra S. Giovanni Battista e questo santo\nvediamo un tondo con l\u2019agnello, forse un riferimento a S. Agnese o pi\u00f9 in\ngenerale al Buon pastore). Nella parte inferiore compaiono storielle\nduecentesche della <em>Passione e\nResurrezione<\/em> di Cristo gia\u2019 situate sotto a quelle dipinte da Jacopo di\nMino (Le scene raffiguranti <em>Ultima Cena, Orazione nei Getsemani<\/em>, <em>Crocifissione\ne Resurrezione<\/em>, databili al quinto decennio del 1300, ora in parte conservate\npresso il Museo Corboli), dotate di un insolito sapore miniaturistico e quasi\nnordico. Nella fattispecie tra le storie della Passione vediamo la <em>Deposizione<\/em><em>, <\/em>il <em>Cristo\nal Limbo, <\/em>la <em>Resurrezione<\/em>in alto<em>,<\/em> il<em> Noli me tangere <\/em>e la<em>\n Pentecoste<\/em>in\nbasso \u2013 iconograficamente in linea con i dipinti\ndella cosiddetta Cripta del duomo \u2013 e all\u2019estrema destra un santo o\nforse un <em>Cristo risorto<\/em> (visto che ha\nlo stesso abito di Cristo delle scene precedenti) con un donatore.<\/p>\n\n\n\n<p>5 &#8211; Il primo altare a destra in stucco dipinto presenta al\ncentro una pala in terracotta robbiana con Madonna con il bambino, angeli in\nalto, <em>S. Cristoforo, S. Raffaele e Tobia<\/em>,\nmentre nella predella sono raffigurati <em>S.\nSebastiano, Cristo uomo dei dolori e S. Rocco<\/em> (1522). In basso a sinistra\ntroviamo uno stemma con un leone rampante nero con un crescente nella zampa, su\nfondo giallo.<\/p>\n\n\n\n<p>6 &#8211; Nello spazio tra primo e secondo altare emerge\nuna cornice barocca e sotto affreschi con <em>S.\nGiovanni apostolo<\/em> a sinistra, <em>S. Eufrasia<\/em>\nal centro con committente \u2013 santa presente anche in un altro punto della chiesa\n\u2013 e <em>S. Ippolito<\/em> inginocchiato a\ndestra. La cornice intorno alle figure che imita decori a finto marmo \u00e8\nidentica a quella di S. Bartolomeo e Barbara, segno che le immagini risalgono\nalla stessa epoca. Nella parte inferiore continuano le scenette duecentesche\ndella Passione con la <em>Lavanda<\/em><em> dei piedi, Orazione nell\u2019orto degli olivi<\/em>\nin alto e altre scene illeggibili. <\/p>\n\n\n\n<p>7 &#8211; Al centro\ndel secondo altare in stucco seicentesco, \u00e8 possibile leggere l\u2019iscrizione \u2018<em>languore nostro ipse tulit\u2019<\/em> (\u201cegli port\u00f2\nle nostre sofferenze\u201d) un riferimento alla Passione di Cristo (di cui troviamo\nalcuni simboli nella parte alta in stucco del medesimo altare), rimangono poi lacerti\ndi altre figure di santi, a sinistra S. Bartolomeo con le pelli cadenti e a\ndestra un santo martire non identificabile. Da qui proveniva il <em>Crocefisso\ncon dolenti<\/em> \u2013 in linea con il tema dell\u2019altare \u2013 di Francesco Nasini,\ndatato 1664 e recante uno stemma, forse Ascarelli,\ncoevo alle lunette con <em>Storie della\nPassione<\/em> dell&#8217;oratorio della Santa Croce in cui era collocata la <em>Crocifissione<\/em>\ndi Bernardino Mei di cui si Nasini cita l&#8217;atteggiamento di Maria.<\/p>\n\n\n\n<p>8 &#8211; Nello spazio tra il secondo e terzo altare ancora una <em>Madonna col bambino e S. Francesco<\/em> che ha una cornice uguale a quella della scena precedente. Segue un disadorno altare barocco (con in alto un\u2019iscrizione relativa alla lotta contro le insidie del demonio) dotato di una nicchia vuota al centro.  9 &#8211; La successiva teoria di santi mostra una cornice uguale a quella di S. Eufrasia e S. Bartolomeo. Tra le figure vediamo: una <em>Madonna della Misericordia, S. Pietro, S. Paolo, S. Caterina da Alessandria, S. Lorenzo<\/em>, (titolare della chiesa) e un santo non identificabile con donatore (ma qui la cornice cambia). &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto al S. Lorenzo compare l\u2019iscrizione che sembrerebbe essere \u2018<em>Frate Johs de verna\u2019<\/em> (Giovanni della Verna&nbsp;1259\/&nbsp;La Verna,&nbsp;9 agosto1322 \u00e8 stato un&nbsp;francescano&nbsp;predicatore,&nbsp;beato). Al di sotto di questa teoria, laddove in precedenza si erano trovate le duecentesche storie della Passione, compare una decorazione a finto marmo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>descrizione parte centrale e lato sinistro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>1 &#8211; Nella cappella a destra dell\u2019altare maggiore \u00e8 presente un altare barocco con una statua di santa non identificabile, forse settecentesca, con cuori di metallo <em>ex voto<\/em> e crocifisso. Potrebbe essere <em>Maria Maddalena,<\/em> statua proveniente dalla scomparsa chiesa a lei dedicata situata non lontano dal colle di S. Francesco (sito dell\u2019odierno silos). Documenti della parrocchia di S. Agata confermano la traslazione della statua, dalla chiesa a S. Francesco, a fine Ottocento. Nella parete a sinistra della cappella in altro \u00e8 presente una magnifica <em>decollazione di S. Margherita<\/em> e sopra una santa che  un\u2019iscrizione identificherebbe come &nbsp;S. <em>Eufrasia<\/em>. La scena della decollazione di S. Margherita mostra stingenti affinit\u00e0 con gli affreschi di Bartolo di Fredi nella collegiata di S. Gimignano \u2013 si vedano i tratti somatici dei personaggi e la citt\u00e0 circondata di mura a sinistra che troviamo pi\u00f9 volte negli affreschi sangimignanesi. Sotto il dipinto con S. Margherita sta uno stemma Bandinelli (del resto la presenza di vari blasoni di questa famiglia come essi avessero qui il patronato per un certo periodo di tempoo). In basso sono dipinti finti tendaggi. A destra prima di accedere nella cappella \u00e8 visibile un bel portale archiacuto, sopra il quale \u00e8 raffigurato uno stemma Borghesi forse settecentesco, che conduce alla sagrestia, dove in alto nella parete d\u2019 ingresso rimangono resti di dipinti geometrici e a bande bianco- nere nell\u2019arco. <\/p>\n\n\n\n<p>2 &#8211; Nel pilastro divisorio tra cappella destra e cappella\ncentrale sono dipinti due santi: in alto <em>S.\nFrancesco<\/em> e in basso un santo identificabile con <em>S. Giuliano ospedaliere<\/em>, raffigurato poco prima di uccidere i suoi\ngenitori, atto, secondo la leggenda, a cui segu\u00ec un viaggio in Italia per\nespiare le proprie colpe. Da notare la presenza d\u2019 interessanti iscrizioni, da\nsottoporre ad un pi\u00f9 attento esame paleografico e lo stile che ricorda quello\ndell\u2019autore delle scene della <em>Passione <\/em>duecentesche.\nSul muro sinistro della cappella centrale troviamo un Cristo benedicente\nin una cornice triangolare con pinnacoli, che sembrerebbe di inizi Trecento.\nTutta la parete \u00e8 decorata a strisce bianco-grigie con l\u2019insistenza di numerosi\nstemmi dei Bandinelli, oltre che resti di figure di santi dietro l\u2019altare\nmaggiore della stessa epoca. <\/p>\n\n\n\n<p>3 &#8211; Nel pilastro\ntra la cappella centrale e quella sinistra trovasi un affresco che raffigura <em>S. Buonaventura<\/em>, attribuibile alla\nscuola senese del 1400; le altre due figure anch\u2019esse coeve, una interna al\npilastro stesso e l\u2019altra in quello opposto, raffigurano rispettivamente <em>S. Sigismondo<\/em> in versione pi\u00f9 sdolcinata\ndi un prototipo di Benvenuto di Giovanni e un <em>S. Sebastiano<\/em>. Nel Quattrocento in Toscana la figura\ndell\u2019imperatore Sigismondo e di conseguenza del santo eponimo, ebbe grande\nsuccesso, considerando come nel 1432-1433 l\u2019imperatore fosse stato fautore del\nConcilio di Costanza, finalizzato a riunificare la chiesa cattolica con quella\nortodossa. Egli aveva infatti soggiornato a Siena, per dieci mesi a spese del\nComune, durante il suo viaggio diretto a Roma per essere incoronato. Da\nricordare a tal proposito inoltre i privilegi offerti a Siena dall&#8217;imperatore\nin quell\u2019occasione e i fatti della rivolta di Lucca, che sconvolsero gli\nequilibri tra Siena e Firenze, causando peraltro un\u2019invasione del borgo di\nAsciano da parte dei fiorentini. Bench\u00e9 l&#8217;attacco fosse stato fronteggiato dai\nsenesi, lasci\u00f2 tuttavia dei segni notevoli, tanto che negli anni successivi il\npaese dovette richiedere una diminuzione delle tasse. Non casuale quindi, la\nfigura di vegliardo barbuto di profilo, che compare accanto a S. Gioacchino\nnella <em>Nativit\u00e0 di Maria<\/em> del Maestro\ndell\u2019Osservanza, che ricorda quella del ritratto dell&#8217;imperatore Sigismondo gi\u00e0\nrappresentato in un disegno di Pisanello e dunque potrebbe qui simboleggiare\nuna netta presa di posizione politica. Nelle pareti interne\ndella medesima cappella sono presenti due <em>tromp-l\u2019oeil<\/em>\na doppia arcata \u2013 dove compare un\u2019iscrizione purtroppo scarsamente leggibile e\nla data <em>1480 <\/em>\u2013 e il solito altare\nbarocco. Da questa cappella proveniva un <em>Miracolo di San Lorenzo<\/em> d\u2019ignoto pittore bolognese (1723),\ncommissionato dal frate GB Pasquini per l&#8217;altare, all\u2019epoca della sua famiglia.\nNella parte superiore dell\u2019altare vediamo diverse armi Bandinelli e stemma\ndella famiglia Gherardi. <\/p>\n\n\n\n<p>4 &#8211; Sul muro adiacente a sinistra sono state dipinte due\nporte in <em>tromp-l\u2019oeil<\/em> e accanto una <em>Crocifissione <\/em>Cinquecentesca con <em>S. Francesco e S. Sigismondo<\/em>\ninginocchiati tra la <em>Madonna<\/em><em> e S. Giovanni Evangelista<\/em>. Sugli archi\nrispettivamente della cappella a sinistra e a destra ci sono due stemmi, uno di\nVolumnio Bandinelli datato 1645 e uno di Domenico Bandinelli del 1673 (data non\ndel tutto leggibile) con tiara papale e chiavi di S. Pietro (forse riferimento\nall\u2019antenato Alessandro III).<\/p>\n\n\n\n<p>5 &#8211; Dietro al terzo altare a sinistra, dedicato al <em>Vessillifer Jesu Christi<\/em> sta un grande <em>San Cristoforo<\/em> in parte visibile a\ndestra, databile forse agli inizi del 1300. <\/p>\n\n\n\n<p>6 &#8211; Sul muro sinistro del secondo altare a sinistra compare\nun\u2019interessante iscrizione in latino relativa all\u2019altare dell\u2019Immacolata (1761).<\/p>\n\n\n\n<p>7 &#8211; Sul muro tra la seconda e la prima cappella a sinistra sono\nraffigurati un <em>S. Ludovico da Tolosa <\/em>\u2013\ne forse l\u2019<em>Immacolata<\/em> con sotto\nun\u2019iscrizione e la data 1368.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>8 &#8211; Il primo altare a sinistra attualmente \u00e8 dedicato a <em>S. Antonio da Padova<\/em> e accoglie tutt\u2019ora\nuna scultura a lui riferita, mentre un\u2019opera seicentesca di analogo soggetto e\nforse da qui proveniente \u00e8 visibile a Palazzo Corboli.&nbsp; A sinistra una nicchia incassata con una <em>Assunzione della Vergine<\/em> (trecentesca) tra\nangeli musicanti <\/p>\n\n\n\n<p>9 &#8211; Nell\u2019angolo tra la controfacciata destra e la parete\nsinistra compaiono vari affreschi tra cui <em>Cristo\nnell\u2019orto degli ulivi<\/em> (sotto \u00e8 leggibile la data 1372), un <em>Compianto su Cristo morto<\/em>, un <em>Ecce homo tra S. Giovanni e S. Pietro <\/em>e\nla figura di un beato o una beata circondata da storie della sua vita. In\ncontrofacciata vediamo un\u2019altra scena della <em>Passione<\/em>\nattribuita forse a Jacopo di Mino. <\/p>\n\n\n\n<p>Dalla\nchiesa di S. Francesco provengono altres\u00ec alcune opere attualmente conservate\npresso il museo di Palazzo Corboli: <em>l\u2019acquasantiera<\/em>\ndi Antonio Ghini \u2013 la tavola di un\u2019artista della famiglia Memmi <em>Madonna con\nbambino e Redentore<\/em> parte centrale di uno smembrato polittico databile al\nsecondo decennio del 1300. &nbsp;\u2013 le\nsplendide sculture lignee dell\u2019<em>Angelo Annunziante <\/em>ela <em>Vergine Annunziata<\/em>,\ncapolavori di Francesco di Valdambrino. Riferibile ad essa \u00e8 stato ipotizzato\ninoltre, che possa essere identificabile con la perduta <em>Annunciazione <\/em>intagliata dal Valdambrino nel 1410-11 per la\nsacrestia del duomo senese, collocata a ridosso dei pilastri divisori tra la\ncappella centrale e le due laterali della sacrestia, dove rimase fino al 1658,\nanno in cui fu segnalata per l&#8217;ultima volta negli inventari dell&#8217;Opera del\nDuomo, e da qui giunta nel contado come sarebbe accaduto ad altri lavori\nsenesi.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Francesco Nasini raffiguranti il <em>Martirio di un santo vescovo,<\/em> la<em>Morte di un santo vescovo a cui appare il Redentore, S. Pietro e Santa Petronilla, Agar e l&#8217;Angelo<\/em>, databili agli anni anni &#8217;60 del 1600. <\/li>\n\n\n\n<li><em>Madonna del Rosario<\/em> di ignoto pittore senese dei primi decenni del Seicento.<\/li>\n\n\n\n<li><em>Adorazione dei Magi<\/em> d\u2019 ignoto pittore del XVII sec.<\/li>\n\n\n\n<li><em>La Visione di San Felice da Cantalice <\/em>della bottega di Rutilio Manetti.<\/li>\n\n\n\n<li> <em>Santa Elisabetta di Ungheria <\/em>e <em>Santa Chiara<\/em> di Antonio Moller (1631).   <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storia Le origini del convento sono incerte. I manoscritti settecenteschi del Pecci e del Faluschi riportano la notizia di un documento risalente al 1212, attraverso il quale gli abitanti di Asciano avrebbero donato ai francescani il sito dove si sarebbe edificata la struttura religiosa. Tuttavia gli stessi studiosi sono propensi a dubitare della veridicit\u00e0 del &#8230;<br \/><a class=\"read-more-link btn btn-outline-secondary\" href=\"https:\/\/www.asciano.org\/?page_id=886\">Read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"sfsi_plus_gutenberg_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_show_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_type":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_alignemt":"","sfsi_plus_gutenburg_max_per_row":"","_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-886","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/886","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=886"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/886\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1136,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/886\/revisions\/1136"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=886"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}