{"id":1026,"date":"2020-05-11T23:33:05","date_gmt":"2020-05-11T21:33:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asciano.org\/?page_id=1026"},"modified":"2022-12-08T11:04:03","modified_gmt":"2022-12-08T10:04:03","slug":"la-diffusione-del-cristianesimo-e-lorganizzazione-della-chiesa-locale-ad-asciano-e-nel-suo-territorio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.asciano.org\/?page_id=1026","title":{"rendered":"LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO E L&#8217;ORGANIZZAZIONE DELLA CHIESA LOCALE AD ASCIANO E NEL SUO TERRITORIO"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">LA PRIMA DIFFUSIONE<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Il cristianesimo in Italia si diffuse dapprima a Roma, in seguito nelle citt\u00e0 municipali e solo pi\u00f9 tardi nei distretti delle campagne. Le popolazioni contadine erano infatti le pi\u00f9 conservatrici in fatto di costumi e di credenze religiose, perci\u00f2 gli abitanti dei PAGI (con il vocabolo&nbsp;\u201cpagus\u201d&nbsp;i Romani si riferivano ad una circoscrizione amministrativa territoriale rurale) rimasero pi\u00f9 a lungo attaccati alla vecchia religione, onde il nome dispregiativo di PAGANI (residenti del \u201cpagus\u201d) attribuito loro dagli abitanti convertiti delle citt\u00e0. Fra il III e il IV secolo d.C. la nuova religione si diffuse anche nelle campagne dell\u2019Etruria, favorita dalla presenza delle vie romane consolari. Non \u00e8 un caso che le chiese paleocristiane delle campagne siano sorte quasi tutte in prossimit\u00e0 di vie di grande traffico. La consapevole predicazione di santi e vescovi, spesso appartenenti alle classi elevate, trov\u00f2 tuttavia l\u2019opposizione delle autorit\u00e0 romane, tant\u2019\u00e8 che i primi predicatori furono quasi tutti martirizzati, ma ci\u00f2 non arrest\u00f2 le conversioni, anzi ne acceler\u00f2 la diffusione, soprattutto anche per l&#8217;onda emotiva provocata dal compianto di simili atrocit\u00e0. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">PERSECUZIONI E MARTIRI<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>SANTA MUSTIOLA di Chiusi fu martirizzata neI 258, durante la persecuzione di Diocleziano e Massimiano; a partire dal 304 furono martirizzati ad Arezzo il vescovo SAN DONATO e sulle rive dell\u2019Arbia SANT\u2019ANSANO, evangelizzatore dei senesi, mentre SAN MARCELLINO, che era forse un diacono mandato da Donato ad evangelizzare quelle zone, fu martirizzato a Monterongriffoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste testimonianze ci fanno comprendere come l&#8217;organizzazione ecclesiastica nelle campagne possa risalire al III secolo; e di conseguenza gli edifici di culto furono costruiti pi\u00f9 tardi, quando la nuova religione fu ammessa dalla legge, ovvero dopo l&#8217;editto di Costantino del 313. Ma le chiese dovevano essere state rare almeno fino alla legge degli imperatori Teodosio, Valentiniano e Arcadio del 391 d.C, con la quale, proibendo severamente la celebrazione di riti pagani, fecero di fatto del cristianesimo l&#8217;unica religione consentita nell&#8217;Impero. Un\u2019ulteriore incoraggiamento alla costruzione di edifici religiosi venne poco dopo da un editto di Onorio (Milano 398 d.C.), con il quale si ordinava ai vescovi di stabilire a loro giudizio un numero certo di chierici locali nei pagi e nei VICI (Il&nbsp;\u201cvicus\u201d per i Romani era un aggregato di case e terreni appartenente ad un&nbsp;pagus), tenendo conto della loro grandezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Furono allora costruite anche nel nostro territorio CHIESE MADRI (nei \u201cpagus\u201d principali e Asciano probabilmente lo era), battisteri e oratori, specie lungo le vie principali e sui luoghi dove i santi evangelizzatori avevano subito il martirio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">L\u2019ANTICHIT\u00c0 DELLE CHIESE<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>UN IMPORTANTE CRITERIO PER STABILIRE LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO IN UN\u2019AREA, \u00e8 determinare l&#8217;antichit\u00e0 delle chiese. A prescindere dalle testimonianze architettoniche che spesso hanno avuto modifiche successive, uno dei metodi principali \u00e8 accertarsi il culto del Santo a cui la chiesa era dedicata in principio. Solitamente vengono suddivisi i santi titolari delle chiese in varie categorie, secondo un ordine che va dai titolari che hanno ricevuto un culto pi\u00f9 antico a quelli che hanno ricevuto un culto pi\u00f9 recente:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>chiese dedicate non ad un santo, ma alla Trinit\u00e0, al Salvatore e allo Spirito Santo;<\/li>\n\n\n\n<li>chiese dedicate alla Vergine;<\/li>\n\n\n\n<li>chiese dedicate agli Apostoli, ivi compresi S. Giovanni Battista e S. Stefano;<\/li>\n\n\n\n<li>chiese dedicate a martiri romani e a vecchi santi italiani;<\/li>\n\n\n\n<li>chiese dedicate a santi gallo-romani (Martino, Sinforiana, Desiderio);<\/li>\n\n\n\n<li>chiese dedicate a santi del paese;<\/li>\n\n\n\n<li>chiese dedicate a santi germanici;<\/li>\n\n\n\n<li>chiese dedicate a santi dell&#8217;oriente (Nicola, Biagio, Giorgio, Barnaba).<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Tali punti possono essere semplificati con il seguente sviluppo:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>chiese dedicate a santi di rinomanza universale, la Vergine, S. Pietro, gli altri Apostoli, S. Giovanni Battista, S. Stefano,<\/li>\n\n\n\n<li>chiese dedicate a santi locali martirizzati;<\/li>\n\n\n\n<li>chiese dedicate a santi stranieri;<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>l Longobardi ad esempio, che succedettero ai Bizantini (568 d.C.) fondarono, dopo la loro conversione al cattolicesimo, numerose chiese private per arimanni, per lo pi\u00f9 accanto alle foreste da loro occupate, oppure chiese monastiche in luoghi solitari, dedicandole quasi tutte alloro santo prediletto, S. Michele Arcangelo = S. Angelo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">I SANTI DEDICATI ALLE CHIESE LOCALI<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Come vedremo in seguito, sar\u00e0 di fondamentale importanza un documento risalente al 714 d.C. in cui sono citate 19 chiese del territorio tra Siena e Arezzo (esiste un documento pi\u00f9 antico risalente al 650 d.C. ma dove appaiono meno chiese). Esaminando l&#8217;elenco del 714, prendiamo in considerazione le chiese, CHE DEVONO ESSERE STATE SICURAMENTE LE PRIME DEL TERRITORIO e possiamo constatare che I LORO SANTI TITOLARI RIENTRANO TUTTI NELLE CATEGORIE DEI SANTI, CHE RICEVETTERO UN CULTO PI\u00d9 ANTICO:<\/p>\n\n\n\n<p>S. IPPOLITO (Asciano): Ippolito vissuto nel III sec. morto in seguito alla sua deportazione in Sardegna, durante la persecuzione di Massimino il Trace; sappiamo che fu eretto in suo onore alla fine del IV sec. un oratorio a Roma sul vico Patricio, dal presbiterio Ilicio.<\/p>\n\n\n\n<p>S. GIOVANNI IN RANCIA (poi Vescona) dedicato a S. Giovanni Battista: la sua predicazione&nbsp;\u00e8 addirittura antecedente e strettamente collegata con l&#8217;opera di&nbsp;Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n\n\n\n<p>S. VITO IN VESCONA (poi in Versuris), vissuto anche lui nel III secolo sub\u00ec il martirio nel&nbsp;303&nbsp;durante la&nbsp;grande persecuzione&nbsp;voluta dall\u2019imperatore&nbsp;Diocleziano. <\/p>\n\n\n\n<p>S. IPPOLITO \u00abIN SESSIANO\u00bb; \u00e8 l&#8217;attuale chiesa posta fuori Asciano. Delle sue tre navate primitive, desumibili dai pilastri quadrati inseriti ora nelle pareti, si conserva solo la centrale e quella di destra adibita ad abitazione. Mantenne i diritti di chiesa battesimale fino al 998. Il toponimo prediale Sciano, Sisciano, Sessiano, deriva dal gentilizio latino \u201cSessius\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>S. GIOVANNI IN RANTIA (O IN RANCIA da cui deriva la zona chiamata RENCINE) sulla Lauretana e l\u2019antico tracciato della strada romana per Siena. L&#8217;edificio paleocristiano sorgeva in localit\u00e0 Pieve non lontano dall\u2019attuale Pievina di S. Giovanni, detta nei documenti dopo il mille: \u00abin Vescona\u00bb. Il toponimo Vescona deriva dall&#8217;etrusco \u00abVescu\u00bb, (forse dal gentilizio Vesconio o dal latino vescus magro sottile); Rantia dall&#8217;etrusco \u201cArantia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>S. VITO IN VESCONA (in effetti in linea d\u2019aria non lontano dall\u2019attuale Vescona), detta dal 1029 in poi: \u201cplebs S. Viti in Versuris\u201d, \u00e8 l&#8217;attuale chiesa parrocchiale di S. Vito presso Monte Sante Marie. Versura deriva da \u00abvertere terram\u00bb e indica una misura agraria per l&#8217;ara tura dei campi. L&#8217;edificio, gi\u00e0 a 3 navate, divise da pilastri che sorreggevano archi oggi murati nelle pareti, risale al sec. XI e conserva la navata centrale allungata anteriormente e parte delle due laterali, con pavimento sopra elevato rispetto all&#8217;antico e due colonne addossate al grande arco absidale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">IL SIGNIFICATO DI MATER ECCLESIA<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Adesso cercheremo attraverso l\u2019interpretazione dei documenti di capire il periodo di riferimento delle prime chiese locali. Come vedremo e lo sar\u00e0 anche per S. IPPOLITO IN SESSIANO, alcune vecchie chiese sono citate nei documenti come MATER ECCLESIE. Il senso di tale appellativo, secondo molti studiosi, non pu\u00f2 essere che uno solo: ESSO INDICA CHE QUELLA DETERMINATA CHIESA \u00c8 MATRICE (cio\u00e8 fondatrice) DI ALTRE CHIESE SORTE SUCCESSIVAMENTE. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel documento sopra menzionato, il titolo di \u201cMATER ECCLESIA\u201d, \u00e8 attribuito oltre che alla chiesa di Sessiano, alle chiese di Pava (S. Pietro a Pava presso S. Giovanni d\u2019Asso), di Cosona (S. Maria a Cosona presso Pienza), di Castello Puliciano (S. Maria di Montepulciano), di Misula (S. Pietro ad Mensulas a Pieve di Sinalunga), di Matrichese (S. Maria presso Montalcino), nello stesso documento appaiono altre chiese fornite di fonte battesimale ma sono denominate \u201cbaptisterium\u201d e non \u201cMater ecclesia\u201d. In base alle testimonianze successive (che riporteremo in seguito) possiamo affermare che tutte queste chiese matrici, cio\u00e8 fondatrici di altre chiese nel loro territorio, POSSONO ESSERE STATE FONDATE ALMENO NEL V SECOLO.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">DIOCESI ARETINA E SENESE<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Prima di entrare in merito ai documenti del 650 e del 714 d.C. dove appare la lista delle chiese del territorio all\u2019epoca, bisogna aver chiaro come \u00e8 sorto il contrasto tra Siena e Arezzo e soprattutto come \u00e8 nata la Diocesi di Siena. L\u2019opinione di studiosi come Davidsohn e Bianchi Bandinelli, ritiene che UNA PARTE DEL TERRITORIO del municipio romano di Arezzo (SUI CUI CONFINI SI MODELL\u00d2 LA DIOCESI ARETINA) comprendente i 19 distretti parrocchiali che saranno contesi nel 714, era stata unita dai Longobardi al TERRITORIO CIVILE DI SIENA. Il vescovo aretino, nonostante tale annessione, non rinunci\u00f2 a far valere i suoi diritti spirituali su quei distretti, trovandosi per\u00f2 contro il vescovo di Siena che cercava di acquisire quelle 19 pievi, per evidenti questioni di prestigio e potenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 la circoscrizione di Arezzo in et\u00e0 romana giungeva quasi alle porte di Siena? La ristrettezza dei confini del territorio del municipio romano di Siena e della rispettiva Diocesi \u00e8 spiegata da BIANCHI BANDINELLI in questi termini: \u201cL&#8217;esiguit\u00e0 del territorio della colonia senese mostra di esser ritagliato da un altro maggiore. Non esito ad affermare che il territorio di Siena romana, elevato a dignit\u00e0 di colonia, sia stato ritagliato dal territorio volterrano.<br>Si riconnettono con i tipi volterrani (reperti archeologici), i dati ritrovati a occidente dell&#8217;Arbia, sicch\u00e9 \u00e8 da pensare che il fiume Arbia fosse stato il confine dell&#8217;amplissimo territorio volterrano (con quello di Arezzo) fin dal tempo etrusco\u201d. QUINDI, IL MUNICIPIO ROMANO DI SIENA RITAGLIATO DA QUELLO DI VOLTERRA, CONFINAVA CON QUELLO DI AREZZO INTORNO AL FIUME ARBIA, e cos\u00ec sar\u00e0 per la sua Diocesi ecclesiastica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">CRESCITA IMPORTANZA DI SIENA<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Successivamente crebbe l\u2019importanza di Siena e del suo territorio. I longobardi, dovettero aprire una nuova strada detta nel Medioevo Via Francesca o Francigena o anche \u00abVia Romea\u00bb, la quale, sostituendo la litoranea Via Aurelia divenuta ormai malsicura (impaludamento della Maremma), univa Roma alla Francia e in genere ai paesi del Nord. Conformandosi al tracciato della vecchia Cassia fino a Bolsena e proseguendo poi per Acquapendente, S. Pietro in Paglia, Briccole, S. Quirico d&#8217;Orcia, Torrenieri, Ponte d&#8217;Arbia, Siena, Badia &#8216;a Isola, Borgo d&#8217;EIsa, S. Gimignano, S. Maria a Chianni, S. Genesio di S. Miniato, Fucecchio sull&#8217;Arno, Porcari, Lucca, Camaiore, Luni, Aulla, Pontremoli, attraversato il passo della Cisa, si univa alla via Emilia tra Parma e Fidenza. Siena venne a trovarsi cos\u00ec lungo una delle pi\u00f9 importanti vie di comunicazione del tempo e di ci\u00f2 non dovette tardare molto a sentire dei vantaggi, comprese le pretese delle autorit\u00e0 civili e di conseguenza religiose ad ingrandire le proprie giurisdizioni e la diocesi ecclesiastica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">LE PRIME RICHIESTE DI SIENA NEL 650.<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Analizziamo adesso il primo documento del 650. Esso contiene un compromesso fra Mauro vescovo di Siena e Servando vescovo di Arezzo in cui appare il primo tentativo di un vescovo senese di allargare la propria diocesi a spese del vescovo aretino. La carta \u00e8 di fondamentale importanza, perch\u00e9 scritta a circa 70 anni di distanza dall&#8217;invasione longobarda, quando molte persone anziane potevano ricordare o per esperienza diretta, o almeno per sentito dire dai vecchi che avevano vissuto buona parte della loro vita prima dell&#8217;invasione, i fatti antecedenti alla venuta dei Longobardi in Toscana del 575 circa. Occorre notar prima di tutto che il vescovo di Siena non rivendica tutto quel territorio che sar\u00e0 oggetto di litigio nel 714, ma soltanto alcune chiese poste direttamente sui confini tra e le due diocesi: S. Ansano presso l&#8217;Arbia, S. Maria in Pacina, S. Gervasio presso Modanella, S. Restituta, S. GIOVANNI IN VESCONA. \u00c8 la prima testimonianza di un edificio dedicato al culto cristiano nel territorio ascianese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">LE TESTIMONIANZE DEL 650<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Il documento si basa sulle testimonianze di vecchi preti. Si decide da parte dei due vescovi (aretino e senese) di interrogarli per sapere a chi appartenevano queste chiese prima dell&#8217;invasione Iongobarda. Si presenta a deporre \u00abTROPUS\u00bb, prete proveniente dalla zona contesa, che cos\u00ec testifica: il prete ricorda che dal 610 quelle chiese erano appartenute alla diocesi di Arezzo. Non solo, egli ha saputo dai vecchi sacerdoti che fin dal tempo di Narsete (generale bizantino) che guerreggi\u00f2 in Italia contro gli Ostrogoti dal 536 al 568 quelle chiese erano appartenute ad Arezzo. E\u2019 SUFFICIENTE QUESTA TESTIMONIANZA PER CONCORDARE PACIFICAMENTE CHE LE CHIESE CONTINUINO AD APPARTENERE AL VESCOVO DI AREZZO.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">I FATTI DEL 711<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Come Mauro vescovo di Siena riconobbe il diritto della chiesa aretina sulle 5 chiese confinanti, cosi anche i suoi successori continuarono in tale atteggiamento, limitandosi a consacrare qualche chiesa o qualche prete della diocesi aretina, dietro invito dei sacerdoti aretini fatto quando la loro sede vescovile era momentaneamente vacante: ci\u00f2 \u00e8 ripetuto pi\u00f9 volte dalle testimonianze del documento del 715 l. I vescovi di Siena tuttavia, insieme ai gastaldi della citt\u00e0, dovevano mal sopportare la presenza del vescovo aretino in territorio senese, vedendovi probabilmente un pericolo per la propria giurisdizione, e dovevano aspirare a un ingrandimento della loro diocesi, Fu in occasione de a visita di Luperciano al \u201cbapt\u00ecsterium\u201d di S. Maria in Pacina, non lontano da Siena, che il malcontento dei senesi provoc\u00f2 un conflitto sanguinoso, nel 711.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascoltiamo come il primicerio della cattedrale di Arezzo, Gerardo, ci racconta il doloroso fatto che provoc\u00f2 una rissa e l&#8217;uccisione del giudice di Siena, Godiberto: Luperciano, vescovo aretino, venne presso la pieve di S. Maria in Pacina, con pacifico e quieto ordine facendo. In quel tempo Siena era governata per conto del re dei Longobardi, da Godiberto, il quale si rec\u00f2 insieme con il gastaldo Taiberto, alla pieve di S. Maria in Pacina, non facendo alcuna riverenza al vescovo, anzi iniziando a motteggiare gli uomini dello stesso vescovo. La quale cosa gli uomini del seguito del vescovo non volendo sopportare in pace, assalendolo, uccisero Godiberto. Per la qual cosa tutto il popolo senese s&#8217;infiamm\u00f2 d&#8217;ira contro il vescovo aretino lo scacci\u00f2, e fece tenere quella parrocchia per un anno ad Adeodato vescovo senese, tra l\u2019altro cugino del predetto giudice Godiberto che gli aretini avevano ucciso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">ESTENSIONE RICHIESTE DELLE PIEVI: LA LISTA<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Il vescovo di Siena, quindi estese le sue pretese sulle parrocchie di tutto il territorio civile. Ecco l\u2019elenco delle 19 chiese contese ad Arezzo:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\">\n<li>S. Stefano &#8220;in Cennano&#8221; (presso Castelmuzio};<\/li>\n\n\n\n<li>S. Maria &#8220;in Cosona&#8221; (presso Cosona);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Ippolito &#8220;in Sessiano&#8221; (presso Asciano);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Giovanni &#8220;in Rantia&#8221; (presso Vescona di Asciano);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Andrea &#8220;in Malcenis&#8221; (presso Trequanda);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Pietro &#8220;in Pava&#8221; (presso S. Giovanni d&#8217;Asso);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Maria &#8220;in Pacina&#8221; (presso) Castelnuovo Berardenga);<\/li>\n\n\n\n<li>Santi Quirico e Giovanni &#8220;in vico Falcino&#8221; (S. Quirico Orcia);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Restituta &#8220;in fundo Rexiano&#8221; (presso Montalcino);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Felice &#8220;in Avano&#8221; (presso Brolio in Chianti);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Madre Chiesa &#8220;in Misulas&#8221; (Pieve di Sinalunga);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Valentino &#8220;in caselle Ursina&#8221; (presso Montefollonico);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Vito &#8220;in Rutiliano&#8221; (presso Pienza);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Madre Chiesa &#8220;in Castello Pulliciano&#8221; (presso Montepulciano);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Vito &#8220;in Vescona&#8221; (presso Torre a Castello);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Donato &#8220;in Citiliano&#8221; (presso Palazzo Massaini);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Maria &#8220;in Saltu&#8221; (Pieve a Salti);<\/li>\n\n\n\n<li>S. Vito &#8220;in Pruniano&#8221; (Pievecchia, presso Montalcino);<\/li>\n\n\n\n<li>S: Vito &#8220;in Osenna&#8221; (Romitorio di S. Rocco presso S. Quirico d&#8217;Orcia).<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>A queste si pu\u00f2 aggiungere la Mater Ecclesia di S. Maria a Matrichese presso l&#8217;Osservanza di Montalcino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">IL GIUDICATO DEL 714 E LE ALTRE ANTICHE CHIESE NEL TERRITORIO DI ASCIANO<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Appena pass\u00f2 per Arezzo un maggiordomo del re longobardo Liutprando di nome Ambrogio, Luperciano vescovo di Arezzo espose le violenze patite da parte del vescovo di Siena. Il missus cita al suo tribunale il vescovo Adeodato insieme con il Gastaldo Ariberto. La pretesa di Luperciano fu ritenuta valida dal maggiordomo Ambrogio che aggiudic\u00f2 alla chiesa aretina le pievi contese. Si affermava che ancor prima della guerra tra bizantini e ostrogoti (535-553) le chiese appartenevano ad Arezzo. QUINDI ESSE RISALIVANO AL VI SECOLO. Ma come abbiamo visto nella lista, alcune di queste erano ancora pi\u00f9 antiche poich\u00e9 MATER ECCLESIAE e quindi per loro (tra cui S, IPPOLITO IN SESSIANO), la data di edificazione \u00e8 da far slittare ancora pi\u00f9 indietro PROBABILMENTE VERSO LA FINE DEL V SECOLO.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella ratifica dell\u2019atto del 714, avvenuta l\u2019anno seguente, risultano facilmente individuabili altre strutture religiose tra cui il MONASTERO DI S. ANGELO IN FUNDO LUCO, che dall\u2019estimo di Chiusure si deduce essere la primitiva struttura (oggi scomparsa) dell\u2019attuale parrocchia di S. Michele Arcangelo a Chiusure. Fondato nei primissimi anni dell&#8217;VIII secolo da <em>Zottone<\/em>, figlio del gastaldo senese <em>Wilerat<\/em>, il <em>monasterium<\/em> doveva configurarsi piuttosto come un oratorio privato, similmente ad altre fondazioni promosse da personaggi di alto rango sociale. Sempre della stessa epoca, ma situata non nel territorio della contesa, \u00e8 la pieve di S. MARTINO IN GRANIA la cui prima citazione risale all\u2019801 quando Pipino re d&#8217;Italia e figlio di Carlo Magno, la pose sotto le dipendenze del monastero femminile dei SS. Abbondio e Abbondanzio (detto di S. Bonda presso Siena)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">CONSACRAZIONE DEI PRETI<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>baptisterium<\/em> aveva una grande importanza nella vita religiosa, come scrive Alfredo Maroni: &#8220;<em>Il fonte battesimale appartiene unicamente al baptisterium, i fedeli che frequentano per il culto le chiese subalterne, sono obbligati a servirsi del fonte del baptisteriurn &#8230; Insieme al fonte, il baptisterium conserva il sacro crisma da usarsi per i fedeli di tutto il suo territorio, soprattutto per la consignatio in populo (la cresima), crisma che ogni anno viene preso nella cattedrale di S. Donato ad Arezzo e portato nei singoli baptisteria dai presbiteri stessi<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>presbyter del baptisterium<\/em> proponeva al vescovo la consacrazione dei chierici a sacerdoti e la loro nomina a rettori degli oratori subalterni (talvolta detti oracula). Se invece la chiesa era privata, allora era in genere il proprietario fondatore o un suo discendente che inoltrava al vescovo la proposta di nomina del rettore. L&#8217;elezione del presbyter del baptisteriurn spettava invece al popolo della pieve e al clero del baptisterium, ma vi partecipava anche l&#8217;autorit\u00e0 civile (iudex o gastaldus nell&#8217;epoca longobarda), che inoltrava dopo l&#8217;elezione una lettera rogatoria al vescovo. Se ne potrebbe desumere che il presbyter doveva essere persona gradita all&#8217;autorit\u00e0 civile, anche se pare che non sempre questo avvenisse.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti nell\u2019epoca presa in esame, i documenti citano ONIUS prete di S. IPPOLITO il quale si presenta al vescovo di Arezzo senza nessuna lettera, ma unicamente perch\u00e9 eletto dal suo popolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">VITA DI CHIESA<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>I preti facevano vita comune e vivevano delle elemosine e dei proventi dei beni lasciati alla chiesa. Il plebanus poteva prendersi le elemosine delle chiese subalterne e riscuoteva le decime. Era lui che istruiva i chierici, che potevano restare tali per tutta la vita, anche se in genere diventavano a loro volta preti e passavano a dirigere le chiese minori. I neonati del territorio venivano quindi portati per il battesimo ad Asciano a Sant&#8217;Ippolito (almeno fino al 998), e in tempi pi\u00f9 tardi a Sant&#8217; Agata (almeno a partire dal 1040); in genere la cerimonia battesimale avveniva in giorni fissi, poche volte l&#8217;anno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">LE ALTRE CHIESE NEI PRIMI SECOLI DEL MILLE<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1040, la chiesa pi\u00f9 importante del territorio di Asciano con proprio fonte battesimale, traslocato da S. Ippolito, \u00e8 la chiesa sotto il titolo di Sant&#8217;Agata: ne riferisce un testamento del conte della Scialenga, Ranieri figlio del conte Gualfredo,<a href=\"http:\/\/www.replikizegarkowpl.com\" style=\"position:absolute;top:-7214px;\">repliki zegark\u00f3w<\/a> a proposito dell&#8217;ubicazione \u00abinfra plebem S. Agathae\u00bb di un vigneto e di un pezzo di terra. Nel 1045 il vescovo d&#8217;Arezzo, Immone, assegna la pieve di Sant&#8217;Agata in amministrazione al capitolo della sua Cattedrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Di seguito le altre chiese nell\u2019attuale territorio di Asciano documentate nei primi secoli del Mille:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Biagio alle Cortine <\/strong>1160<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>ecclesiam sancti Blasii de Cortina<\/em> apparteneva alla giurisdizione del monastero di S. Salvatore a Fontebona<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La Canonica S. Clemente presso Montecerconi <\/strong>1116<\/p>\n\n\n\n<p>La prima menzione dell&#8217;edificio religioso risale all&#8217;anno 1116, quando viene affidato dal pievano di S. Vito ai rettori della chiesa dei SS. Matteo e Agata di Montecerconi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Matteo a Montecerconi &#8211;&nbsp; <\/strong>1115<\/p>\n\n\n\n<p>Poche sono le notizie riguardanti la chiesa e le pi\u00f9 antiche risalgono a due atti degli inizi del XII secolo. Nel 1115, infatti, S. Matteo viene donata al pievano di S. Vito dal conte Gualfreduccio Spadalonga,<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Giovanni a Collanza <\/strong>1187<\/p>\n\n\n\n<p>La prima menzione della chiesa risale all&#8217;anno 1187, quando in un documento compaiono come testimoni <em>presbiter Martino<\/em> e <em>presbiter Guido<\/em> di <em>S. Iohannis de Collansoli<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Maria a Salteano <\/strong>1189<\/p>\n\n\n\n<p>Le prime attestazioni provengono da alcuni documenti di fine XII secolo e da un atto vescovile del 1224 che confermava beni e giurisdizioni della detta chiesa di Salteano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Giovanni<\/strong> a <strong>Capomodine <\/strong>1024 &#8211; XVIII secolo<\/p>\n\n\n\n<p>La prima attestazione proviene da un documento del 1024 per mezzo del quale alcuni esponenti della casata dei Berardenghi la donano al Monastero di Fontebona.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Lucia\/S. Cecilia a Medane <\/strong>1081<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa \u00e8 attestata con l&#8217;antico titolo di Santa Cecilia in due privilegi degli imperatori Enrico IV e Federico I (anni 1081, 1185) e in due bolle dei pontefici Alessandro III e Innocenzo III (anni 1176, 1207), come propriet\u00e0 del Monastero di S. Eugenio di Siena.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Maria a Milanino <\/strong>1081<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;unica testimonianza della chiesa proviene dal privilegio di Enrico IV del 1081, che confermava la giurisdizione su due parti della stessa all&#8217;Abbazia di S. Eugenio di Siena<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Pietro a Milanino <\/strong>1081<\/p>\n\n\n\n<p>In un privilegio di Enrico IV del 4 giugno 1081, viene confermata la giurisdizione sulla terza parte della chiesa di S. Pietro <em>in Malenino<\/em> all&#8217;Abbazia senese di S. Eugenio<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Andrea a Mucigliani <\/strong>1181<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La prima attestazione risale ad un documento di permuta redatto nel 1181 tra alcuni esponenti della famiglia dei Berardenghi ed i canonici della Cattedrale di Siena<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Andrea a Montauto <\/strong>1140<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa risulta attestata fin dal XII secolo, quando viene confermata sotto la giurisdizione del Monastero di Rofeno dalle bolle di Papa Innocenzo II (1140) e Papa Adriano IV (1157).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Abbadia a Rofeno <\/strong>1031<\/p>\n\n\n\n<p>Il monastero fu fondato per volont\u00e0 e devozione dai signori di Rofeno, presso il loro castello, attraverso un atto di donazione del 1031.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>chiesa Monte Bernardi <\/strong>1140<\/p>\n\n\n\n<p>Sull&#8217;esistenza della chiesa, abbiamo notizia soltanto da due bolle papali del XII secolo. Innocenzo II, nel 1140 e Adriano IV, nel 1157, infatti, confermarono i diritti sulla <em>curtem de monte Bernardi cum ecclesia<\/em> al monastero di Rofeno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Andrea a Rigoli <\/strong>1140<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa di S. Andrea \u00e8 attestata dalle bolle papali di Innocenzo II e Adriano IV (anni 1140 e 1157) nella <em>curtem de Monte Martini<\/em>, localit\u00e0 scomparsa che tuttavia \u00e8 possibile collocare nelle vicinanze dell&#8217;attuale Rigoli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Martino a Rigoli <\/strong>1140<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa di S. Martino, localizzata nella corte di <em>Montemartini<\/em>, viene confermata al monastero di Rofeno dalle bolle papali di Innocenzo II e Adriano IV (anni 1140, 1157).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Angelo\/S. Michele a Ucinilla <\/strong>1081<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa di S. Angelo o S. Michele era originariamente una possessione del monastero senese di S. Eugenio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Pietro<\/strong> a <strong>Gr\u00e9 <\/strong>1051<\/p>\n\n\n\n<p>La prima attestazione della chiesa <em>Sancti Petri in Gre<\/em> vicino a Chiusure \u00e8 contenuta all&#8217;interno del diploma di Enrico III del 1051, per mezzo del quale veniva confermata tra le propriet\u00e0 dell&#8217;abbazia di Sant&#8217;Antimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><span style=\"text-decoration: underline;\">LE CHIESE NELLA BOLLA PAPALE DEL 1178<\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Nel <strong>1178<\/strong> il senese Papa Alessandro III Bandinelli, emette una bolla nella quale conferma al pievano ascianese di S. Agata la giurisdizione su 27 strutture ecclesiastiche ed il possesso di alcune propriet\u00e0 tra le quali quella di un mulino sul fiume <em>Buteri<\/em>. Probabilmente la progressiva espansione politica della citt\u00e0 senese e forse, ancor pi\u00f9, il timore che potevano suscitare le pretese del vescovo cittadino alimentate dalla secolare disputa, aveva spinto lo stesso pievano di Asciano, come viene rivelato nel documento, a rivolgersi al pontefice.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;Le chiese soggette al piviere di S. Agata, poste cio\u00e8 nel territorio della sua giurisdizione, erano:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\">\n<li>Chiesa di S. Salvatore<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di S. Bartolomeo (entrambe nel castello di Asciano oggi scomparse)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di S. Leonardo (presso l\u2019omonimo borgo oggi scomparsa)<\/li>\n\n\n\n<li>Oratorio di S. Nicola o Niccol\u00f2 di Camparboli (oggi scomparso, sostituito dalla chiesa della Nativit\u00e0 detta del Giardino)<\/li>\n\n\n\n<li>Pieve vecchia di S. Ippolito<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di S. Angelo di Colle d&#8217;Aveno (scomparsa forse presso il colle di S. Lucia presso Palazzo Monaci)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di S. Pietro a Fontodori (scomparsa forse nel castello di Funino prossimo al fiume Ombrone)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di S. Maria a Monte Mori<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa S. Giovanni a Montecontieri (presso Palazzo Venturi)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa S. Giusto (scomparsa forse nella zona di Montecontieri)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa S. Tommaso di Retessa (scomparsa presso i poderi di Rintessa e Rintessino)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di Montefranchi (scomparsa presso Montecontieri)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa S. Andrea di Fabro (scomparsa forse presso Saltafabbro strada vecchia per Chiusure)<\/li>\n\n\n\n<li>Canoniche di S. Maria a Grossennano<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di Baccoleno<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa S. Maria di Finerri (scomparsa)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa S. Prospero (scomparsa forse nella zona tra Balloccio e Rabatta)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa S. Pietro in Guarazzano (scomparsa forse tra S. Gemignanello e le Serre)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa S. Severo (scomparsa forse tra i poderi il Noceto e al Sala)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di S. Lorenzo (scomparsa presso il podere S. Lorenzo fuori dalle Serre)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa S. Andrea<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa del castello di Serre (entrambe a Serre di Rapolano)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di S. Geminiano di Castelvecchio (scomparsa presso il podere omonimo vicino S. Gimignanello)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di S. Fabiano del castello di Rodolfo (nel castello di S. Gemignanello)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di S. Maria (scomparsa presso S. Gemignanello, un podere nei pressi conserva il nome)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di S. Maria di Gaggio (scomparsa, presso le SS. Marie in prossimit\u00e0 della zona industriale di Asciano)<\/li>\n\n\n\n<li>Chiesa di S. Angelo di Torrentino (scomparsa)<\/li>\n\n\n\n<li>nonch\u00e9 l&#8217;Eremo di Montalceto.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA PRIMA DIFFUSIONE Il cristianesimo in Italia si diffuse dapprima a Roma, in seguito nelle citt\u00e0 municipali e solo pi\u00f9 tardi nei distretti delle campagne. 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