{"id":1024,"date":"2020-05-11T23:07:07","date_gmt":"2020-05-11T21:07:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asciano.org\/?page_id=1024"},"modified":"2022-12-08T11:02:59","modified_gmt":"2022-12-08T10:02:59","slug":"dagli-scialenghi-al-comune-di-asciano-alla-repubblica-di-siena","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.asciano.org\/?page_id=1024","title":{"rendered":"DAGLI SCIALENGHI, AL COMUNE DI ASCIANO, ALLA REPUBBLICA DI SIENA"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>ARCA<\/strong> propone una nuova piacevole ed inedita lettura sul periodo medievale che va dall\u2019ascesa degli Scialenghi, fino alla costituzione del Comune di Asciano e la susseguente dominazione senese. I testi sono tratti da: <em>Asciano e le sue terre tra tre e quattrocento<\/em> (contributo a cura di Francesco Brogi) &#8211;&nbsp; <em>Il contado senese all&#8217;epoca dei Nove, Asciano e il suo territorio tra Due e Trecento<\/em> (Andrea Barlucchi) <em>&#8211; L\u2019Impero e la Toscana durante il regno di Federico Barbarossa<\/em> (Maria Elena Cortese) &#8211; <em>Lo Stato di Siena antico, e moderno<\/em> (Giovanni Antonio Pecci) \u2013 <em>Un popolo un castello, storia delle Sere di Rapolano<\/em> (Enzo Lecchini e Sandro Rossolini). Buona lettura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Sessiano e la Scialenga<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il nome <strong>ASCIANO<\/strong> come tutti i toponimi col suffisso in <strong>ano<\/strong> (<em>anum<\/em> nella forma latina) indicano appartenenza; sono detti toponimi prediali o fondiari, cio\u00e8 dei nomi locali che designano i possessori dei terreni. Don Alfredo Maroni (<em>Prime comunit\u00e0 cristiane e strade romane nei territori di Siena-Arezzo-Chiusi<\/em>) sosteneva che Sessiano, il nome relativo ad Asciano che troviamo nel primo documento scritto (714 d.C), deriva dal gentilizio latino <em>Sessius <\/em>(terra della famiglia di Sessius o dei Sessii)<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019alto medioevo, la vasta area a cui faceva riferimento Asciano era detta <strong>SCIALENGA<\/strong>, da cui prendono il nome i Signori Conti del territorio. Il suffisso <strong>enga\/engo<\/strong> si trova spesso nella toponomastica di origine longobarda come Barengo (NO), Farisengo (CR), Rodengo (BS) Rosenga (AN); in \u201cDizionario dei nomi geografici italiani\u201d si sostiene: <em>il suffisso <strong>engo<\/strong> indicante insediamenti germanici spesso gotici o longobardi, designa appartenenza, discendenza<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Con lo stanziamento dei longobardi in Italia (568), ad Asciano (nei documenti <strong><em>Sessiano<\/em><\/strong>) \u00e8 testimoniata nel <strong>714-715<\/strong>: una <em>curtis regia <\/em>(sviluppata, come solitamente avveniva, presso le rovine dell\u2019antica struttura romana) e la pieve di <strong>S. Ippolito<\/strong>, oggetto di una lunga contesa tra il vescovo senese e quello aretino. Con la conquista dei franchi del regno longobardo e la formazione del Sacro Romano Impero ad opera di Carlo Magno, si ebbe un periodo di relativa stabilit\u00e0; ma con la fine dei Carolingi si ebbe il fenomeno anche in Toscana dell\u2019incastellamento, a causa della successiva anarchia e la conseguente lotta tra i grandi feudatari e tra quest\u2019ultimi e l\u2019imperatore Ottone I di Sassonia (X secolo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Gli Scialenghi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Su Asciano le fonti scritte tacciono fino ai primi decenni <strong>dell\u2019XI secolo<\/strong>, quando alcuni placiti e varie donazioni menzionano i <strong>Signori di <em>Sciscano\/Scesiano<\/em><\/strong>. Le origini di tale famiglia sono piuttosto oscure, tanto \u00e8 vero che taluni studiosi li ritengono di origine salica (quindi franchi) altri di origine longobarda, dubbio che potr\u00e0 dissolversi solo con studi pi\u00f9 approfonditi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019Ottocento Emanuele Repetti (<em>Dizionario geografico fisico storico della Toscana<\/em>) asserisce: <em>Comunque vada spetta a parer mio al ramo dei Conti della Scialenga, un conte Ranieri figlio del Conte Walfredo <\/em>(I). Ranieri morto prima del <strong>1022<\/strong> come dimostra un atto del figlio Walfredo (II), il quale con il fratello Ugo, nel febbraio del 1022 si qualifica: <em>nato dal <strong>fu<\/strong> Conte Ranieri <strong>di Walfredo<\/strong> di Sciano, <\/em>allorch\u00e8 dal suo Castello di <strong>San Gemignanello<\/strong> faceva atto di donazione al capitolo della cattedrale di Arezzo la sua quarta parte della <em>Chiusa Obertenga<\/em> posta in Val di Chiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Da Walfredo (II) nacque un secondo <strong>Ranieri (II)<\/strong> cui riferiscono vari documenti pubblicati dall\u2019abate Camici nella sua <em>Continuazione de Marchesi di Toscana<\/em>. Il primo di essi del settembre <strong>1036<\/strong>, fu scritto dopo la morte del padre Walfredo II, in esso emerge il nome della moglie, la Contessa Ermengarda allora vivente. Il secondo atto del luglio <strong>1040<\/strong> fu rogato presso Rigomagno, col quale il Conte <strong>Ranieri II<\/strong> don\u00f2 alla cattedrale stessa di Arezzo molti beni che possedeva in Asciano, Asinalunga Foiano, Betolle, Torrita, Fratta ecc. (\u2026<em>et quarta pars mea portione de uno tenente de terra et vinea, qui est posita in loco et vocabulo <strong>Esclito<\/strong>: de subtus occurrit <strong>rigo qui dicitur<\/strong> <strong>Cupra<\/strong>, de super alie <strong>vie publica<\/strong>, qui est infra plebe <strong>sancte Aghate<\/strong><\/em>\u2026\u2026<em>et mea portione quot est quarta pars de ispa terra qui est in vocabulo <strong>Pratomaio<\/strong> et in <strong>Sculcule<\/strong>: et est ista res infra plebe sancte Agathe<\/em>\u2026..). <strong>Copra, via pubblica, Prato e Scurcoli<\/strong>, questi i toponimi conosciuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Spadalonga e Cacciaconti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La mancanza delle scritture nei decenni seguenti impedisce di conoscere come dai <strong>Signori Scialenghi<\/strong> derivarono gli <strong>Spadalonga Bizzarra<\/strong> e i <strong>Cacciaconti Cacciaguerra, <\/strong>imparentati tra di loro<strong>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il Conte <strong>Spadacorta<\/strong>, deceduto nel <strong>1116,<\/strong> come lo d\u00e0 a conoscere un atto del novembre 1115 in cui si tratta dell\u2019offerta fatta al pievano di <strong>S Vito in Creta (gi\u00e0 in Versuris) <\/strong>della chiesa di <strong>S. Matteo a Monte Cerconi.<\/strong> Mentre i <strong>Cacciaconti<\/strong>, come ipotizza l\u2019erudito Ludovico Antonio Muratori, deriverebbero il nome per essere stati d\u2019aiuto a cacciare conti da qualche citt\u00e0 toscana. In effetti il titolo di conte, con cui i <strong>Signori della Scialeng<\/strong>a si fregiavano, era probabilmente l\u2019eredit\u00e0 di una carica comitale esercitata forse nella citt\u00e0 di Siena nel X secolo, <strong>non essendo mai esistita la contea della Scialenga<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fatto nell\u2019XI secolo, i conti Scialenghi e le loro discendenze Spadalonga e Cacciaconti, possedevano beni in un\u2019ampia porzione di territorio che si estendeva sino alla Val di Chiana e all\u2019aretino; il centro del loro potere era <strong>Asciano<\/strong>, dove avevano sicuramente una delle loro residenze e <strong>il Cassero o <em>Castrum<\/em><\/strong>. Con la perdita di potere della carica imperiale nella fine dell\u2019XI secolo (<strong>1075<\/strong> <strong>inizio lotta delle investiture tra imperatore e papato<\/strong>), gli Scialenghi (come quasi tutti i feudatari) andarono a consolidare il dominio proprio sulle loro propriet\u00e0, impadronendosi progressivamente di diritti e privilegi che fino a quel momento non gli spettavano.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Da questa epoca in poi la storia insediativa di Asciano \u00e8 strettamente legata alle vicende e ai contrasti per la supremazia tra le citt\u00e0 toscane, in particolare quella tra Siena e Firenze<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Federico I Barbarossa e la corte imperiale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019estate dell\u20191158 l\u2019imperatore <strong>Federico I Barbarossa<\/strong> scese in Italia con un forte esercito tedesco, deciso ad imporre la sua volont\u00e0 ai comuni lombardi ed in particolare a Milano. Occorreva per\u00f2 <strong>far terminare in Toscana le lotte tra le citt\u00e0 rivali e fra queste e i signori feudali<\/strong>. Ottenuta la pace sarebbe stato pi\u00f9 facile convincere i toscani ad inviare eserciti e contingenti in aiuto dell\u2019Imperatore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nello stesso anno Siena ottiene un importante privilegio come compenso per la <em>fidelitas<\/em> e per i meriti nei confronti dell\u2019Impero. Vi si defin\u00ec un\u2019area di dodici miglia intorno alla citt\u00e0, entro la quale <strong>si viet\u00f2 ai conti di Orgia (ramo degli Ardengheschi) e ai signori di Orgiale (ramo dei Berardenghi) di edificare castelli<\/strong>: \u00ab<em>reficere vel edificare aliquod castellum<\/em>\u00bb. Il contenuto del testo \u00e8 dunque assai preciso e si riferisce allo stato di tensione che opponeva Siena ai discendenti delle famiglie comitali cittadine, in possesso di vaste dominazioni zonali nel territorio. Si tratta di un provvedimento dalla particolare importanza, in quanto per la prima volta veniva legittimata ufficialmente l\u2019aspirazione cittadina al controllo su una fascia omogenea del <em>comitatus. <\/em>Un collaboratore dell\u2019imperatore Federico I, <strong>Rainaldo di Dassel<\/strong> Arcicancelliere d\u2019Italia per conto dell\u2019impero, nel 1163 scese in Toscana per visitare le terre facendosi accompagnare tra l\u2019atro da funzionari e nobili tra cui <strong>Ildebrandino Cacciaguerra degli Scialenghi, <\/strong>il quale compare anche come testimone in un atto per l\u2019abazia di S. Antimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il primo conflitto tra Siena e Asciano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni studiosi ritengono che in base al privilegio imperiale delle \u201c<strong>12 miglia<\/strong>\u201d, Siena nel <strong>1167<\/strong> viene a contrasto con Asciano e schiera l\u2019esercito sotto le mura del castello, costringendo i Cacciaconti alla resa e <strong>alla pace del 1168<\/strong>. Esistono altri eventi che potrebbero essere alla base della volont\u00e0 di egemonia senese su Asciano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019aprile <strong>1167<\/strong> Siena ottenne da Rainaldo di Dassel Arcicancelliere d\u2019Italia un ulteriore privilegio. La citt\u00e0 s\u2019impegnava a riscuotere il <strong>fodro imperiale<\/strong> (una tassa) e a versare un aiuto all\u2019impero di milletrecento lire, ottenendo in cambio l\u2019esenzione dalla partecipazione diretta alla spedizione imperiale verso il regno normanno del sud d\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Altro evento: il 24 luglio giunse a Roma l&#8217;imperatore mentre papa <strong>Alessandro III<\/strong> fuggiva a&nbsp;Benevento. Federico, padrone di Roma si fece incoronare imperatore per la seconda volta dall&#8217;antipapa Pasquale (1 agosto&nbsp;1167), ma pochi giorni dopo i suoi soldati cominciarono a morire colpiti da febbri, probabilmente malariche, morirono anche i suoi comandanti, tra i quali Rainaldo di Dassel, suo nipote il duca di Svevia,&nbsp;Federico IV, il duca di&nbsp;Toscana&nbsp;Guelfo VII&nbsp;e altri. Decise allora di tornare il Germania.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni seguenti in Toscana, pi\u00f9 importanti poteri regionali ripresero con forza i loro progetti: <strong>anche i comuni maggiori<\/strong>, aprirono una nuova fase di guerre intercittadine <strong>ripartendo alla conquista dei contadi<\/strong>. Entrambe le due situazioni citate misero Siena in una condizione di supremazia incontrastata nell\u2019acquisizione del contado e della corte dei territori limitrofi, tra i quali in primis Asciano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel <strong>1168<\/strong> i contrasti emersi in questa fase, e la probabile distruzione di parte del castello di Asciano (forse la parte di propriet\u00e0 della famiglia Bizzarra-Spadalonga) creano le premesse per <strong>l\u2019iniziale donazione del <em>castellum de Sciano<\/em> a Siena<\/strong>, per mano di un personaggio del ramo maggiore degli Scialenghi (Cacciaconti), ossia <strong>Aldobrandino (Ildibrandino) Cacciaguerra<\/strong>. Possiamo supporre in questa fase anche uno scontro tra le stesse due famiglie discendenti dagli Scialenghi. Nell\u2019atto di pacificazione vengono specificati i confini del castello donato: <em>ex una parte currit <strong>Copra<\/strong>, ex alia est <strong>fosato<\/strong>, desuper est fossa castri et <strong>podio Arnelfi<\/strong>, ex alia parte dictum fuit <strong>Campumdollium<\/strong>. <\/em>La posizione elevata della struttura sembra essere ribadita successivamente nello stesso documento, menzionando il <strong>castrum et podium<\/strong> (poggio). Si tratta quindi<strong> di una struttura sviluppatasi in posizione elevata verso il torrente Copra, non coincidente con l\u2019attuale centro storico di Asciano. <\/strong>Infine il Cacciaconte si impegna per il futuro a non ricostruire il <strong><em>castrum<\/em><\/strong> ed a muovere guerra a coloro che avessero intenzione di farlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Nasce il comune mentre i Cacciaconti si alleano a Firenze<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La probabile mancanza dell\u2019esercizio del potere ad Asciano in questa fase di transizione, potrebbe aver messo il <strong>ceto pi\u00f9 sviluppato<\/strong> residente nel castello e nei borghi (dedito ad attivit\u00e0 artigianali e di mercanzia) ad unirsi in una <strong>prima forma embrionale di organizzazione comunale<\/strong>, come emerge dai documenti successivi. Per il fatto di trovarsi a cavallo tra due contadi diversi in posizione giuridica non mai definita, cio\u00e8 nel contado storicamente senese ma in diocesi aretina, distante per\u00f2 da questo ultimo centro, Asciano aveva potuto crescere indisturbata con il suo mercato che faceva convergere qui individui dalle vicinanze, come da luoghi pi\u00f9 remoti e soprattutto la grande produzione cerealicola di una vasta area. Contemporaneamente i Cacciaconti iniziano la loro strategia per riconquistare del castello di Asciano, secondo quanto riportato dalla cronaca del fiorentino <em>Sanzanome<\/em>, i <strong>signori di Asciano<\/strong> si sarebbero recati direttamente a Firenze per offrire il loro castello e chiedere protezione alle autorit\u00e0 di questa citt\u00e0 [&#8230;]<em>cum senense vellent sibi subicere terras nullo iure ad se pertinentes, venerunt <strong>domini de Asciano<\/strong> aretini episcopatus, petentes se velle subicere florentinis, ipsi vero acquisti facti a senensibus de Podiobonizi memore existentes, receperunt illud sub custodia <\/em>[\u2026].<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a tali eventi, nel <strong>1174<\/strong> i senesi assediano Asciano. Le stesse famiglie discendenti dagli Scialenghi <strong>Cacciaconti e Bizzarra-Spadalonga<\/strong> si combattono per la supremazia territoriale: i primi come visto alleati con Firenze, i secondi con Siena\u2026<strong>\u00e8 la Guerra di Asciano<\/strong>. Quest\u2019ultima coalizione, subisce una sonora sconfitta proprio presso le mura del castello di Sciano. I conti di Asciano, che si erano visti sottrarre il proprio castello dai senesi, giurano sottomissione a Firenze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La pace con Siena del 1175<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La lontananza da Firenze e quindi la difficolt\u00e0 di protezione sul territorio di Asciano, fa s\u00ec che nel 1175 si firmi un trattato di pace a tre: <strong>Cacciaconti<\/strong>, gli <strong><em>Homini di Sciano<\/em><\/strong> e <strong>Siena<\/strong>. Tale pace dettata da Siena comport\u00f2 l\u2019accettazione di due tipi di clausole: alcune di carattere militare che riguardavano i Cacciaconti; altre di tipo economico che riguardavano giustamente chi controllava il territorio, ossia il <strong>nascente comune di Asciano (Homini di Sciano)<\/strong>. A conferma dello scontro totale che si ebbe l\u2019anno precedente ecco alcune clausole del trattato: \u201c<em>verranno restituiti i prigionieri del conte Ubertino (capostipite dei Bizzarra), concessa la riedificazione dei castelli di <strong>Rencine<\/strong>, <strong>Montebello<\/strong> e Campiglia, si permetter\u00e0 agli abitanti di Montemartino, Montebernardo, <strong>Montefranchi<\/strong> di poter tornare ad abitarvi, i parenti del conte <strong>Barote<\/strong>, torneranno in possesso dei castelli di <strong>San Gimignanello<\/strong>, <strong>Montalceto <\/strong>e Farneta<\/em>\u201d. Si evince anche che tutta la nobilt\u00e0 minore della zona parteggia per Siena (come pure alcuni centri, fra i pi\u00f9 consistenti Montepulciano, Monticchiello, Serre e Montecerconi). Questo fatto \u00e8 in perfetta sintonia con le considerazioni sullo sviluppo del centro di Asciano che preoccupava il circondario e lo spingeva a cercare l&#8217;aiuto di Siena.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre tra le altre condizioni: \u201c<em>vengono cedute due pezzi di terra (plateam) una in uno castro et unam in alio castrum\u201d<\/em> a conferma che nel castello si potevano distinguere due parti (l\u2019ipotesi pi\u00f9 attendibile \u00e8 che una parte del castello sia stato dei <strong>Cacciaconti<\/strong>, l\u2019alta dei <strong>Bizzarra<\/strong>). Gli <strong><em>Homini di Sciano<\/em><\/strong>, in rappresentanza del nascente Comune devono: \u201c<em>abbattere al suolo cento braccia di mura del castrum, restituire a Siena prigionieri, elmi e scudi. Infine quando i senesi faranno allirare i loro beni, altrettanto faranno gli ascianesi per i loro patrimoni<\/em>\u201d. La <strong>Lira<\/strong> era un particolare meccanismo di stima e riscossione delle tasse in base al patrimonio e questo la dice lunga sulla ricchezza e sulla dimestichezza degli ascianesi con le pratiche di contabilit\u00e0 pi\u00f9 avanzate. Sia gli Homini di Sciano che i Cacciaconti si impegnavano a non ostacolare la libera circolazione delle merci senesi, ed infine un\u2019ulteriore testimonianza della ricchezza del territorio ossia: \u201c<em>il divieto di fare il mercato settimanale nei giorni di gioved\u00ec, venerd\u00ec o sabato, che per il fatto di svolgersi in concomitanza con quello senese fatto in piazza del Campo potrebbe fargli concorrenza<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Nel 1197 riconfermata la pace con Siena<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo lo storico Antonio Pecci, nel 1197 l\u2019esercito senese si era portato di nuovo sotto le mura di Asciano, proprio perch\u00e9 era stato violato il divieto di rifacimento delle stesse, ma il contesto storico in verit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 articolato. Il 27 settembre 1197 in Sicilia muore l\u2019imperatore Enrico VI, figlio di Federico I (a sua volta morto nel 1190), immediatamente le citt\u00e0 della Tuscia si riunirono in una dieta a San Genesio costituendo una lega <strong>contro i feudatari dei loro contadi<\/strong>: in questo contesto anche Siena si affrett\u00f2 ad esigere un nuovo atto di omaggio da parte dei Cacciaconti emesso il 18 febbraio 1198, data considerata come anno solare, ma in realt\u00e0 il documento \u00e8 da considerarsi del <strong>1197<\/strong> poich\u00e9 l\u2019anno iniziava <em>ab incarnatione<\/em> il 25 marzo (9 mesi prima della nascita di Cristo) e finiva quindi a met\u00e0 marzo (quindi febbraio era il penultimo mese dell\u2019anno). La citt\u00e0 esige la riconferma della prova di fedelt\u00e0 del 1175, questa volta elaborando due distinti documenti: uno rivolto ai <strong>Cacciaconti<\/strong>, l\u2019altro al <strong>comune di Asciano<\/strong>. In merito al primo, i signori del luogo promettono di divenire <em>cives senenses<\/em> nonch\u00e9 di abitare in citt\u00e0 per alcuni mesi ogni anno, costringendoli cos\u00ec ad un controllo maggiore; Siena esige il pagamento di 500 lire e il cero per l\u2019Assunta per ciascuna delle localit\u00e0 controllate: Monte Sante Marie, Chiusure, Rapolano, Petroio, Sinalunga, Montisi, Torre a Castello e Poggio Santa Cecilia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal secondo documento si deduce che gli ascianesi, a questa data sono gi\u00e0 costituitisi in <strong>libero Comune<\/strong>, in quanto compaiono i <strong>Consol<\/strong>i. I cittadini liberi (357 capifamiglia) sono chiamati a firmare il documento e giurare fedelt\u00e0 a Siena in tre luoghi distinti: presso il castello di Sciano; presso il borgo di Camparboli; presso la pieve di S. Agata. I Consoli impongono una eccezione al giuramento di fedelt\u00e0 in favore del ramo <strong>Bizzarra<\/strong> (Rinaldo e Ubertino), e si dichiarano pronti a fare guerra a non meglio precisati senesi che volessero aggredire i sopra citati Bizzarra, forse un chiaro riferimento allo scontro avvenuto tra Cacciaconti e Bizzarra\u2026in effetti i non precisati senesi potrebbero essere proprio i vecchi proprietari del castello di Asciano, costretti a divenire cittadini senesi proprio nello stesso anno. Gli ascianesi inoltre devono cedere due platee (appezzamenti di terra) in <strong>due borghi<\/strong>, uno dei quali potrebbe essere il citato <strong>Camparboli<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Venti di guerra: gli atti del 1202-1205<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel <strong>1202<\/strong> Firenze stringe alleanza con Montepulciano in funzione anti senese, e subito lo scacchiere di contrapposizioni si muove: <strong>Ranieri di Pepone Cacciaconti, Rinaldo d\u2019Ildebrandino Cacciaguerra e Guido Cacciaconti<\/strong>, giurano di non fare n\u00e9 accordi n\u00e9 paci con Montepulciano, senza il consenso di Siena. Tre anni dopo, nel <strong>1205<\/strong> a San Quirico si tenne la dieta della lega Toscana per trovare un&#8217;intesa, fra le varie citt\u00e0, circa il comportamento da tenere nei confronti di Montepulciano, che non voleva sottostare al dominio di Siena. I <strong>Cacciaconti<\/strong> furono invitati quali testimoni al giuramento prestato da alcuni abitanti della localit\u00e0 di San Quirico, di fronte al vescovo di Volterra, priore della lega Tuscia, al fine di accertare se Montepulciano fosse sempre appartenuta al contado di Siena. Dalla deposizione di uno dei testimoni risulta appunto che i Cacciaconti presenziavano alla cerimonia in qualit\u00e0 di &#8220;vessilliferi&#8221; del comitato o contado senese: <strong>Ranieri di Pepone Cacciaconti, Ildebrandino Conte della Scialenga e Guido Cacciaconti<\/strong>. In un momento di grande debolezza del potere imperiale, i Cacciaconti non avevano potuto evitare legami sempre pi\u00f9 stretti con la politica della citt\u00e0 pi\u00f9 vicina ai loro domini, cio\u00e8 Siena.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo due anni di assedio di Montepulciano, nel <strong>1207<\/strong> fu guerra aperta tra Siena e Firenze intervenuta a difesa dei Poliziani. Ma l\u2019anno seguente, Siena timorosa di un\u2019altra prossima sconfitta, conclude un accordo con l&#8217;imperatore Filippo, mettendosi sotto la sua protezione ed impegnandosi a donare all&#8217;imperatore i territori restituiti dai fiorentini, in caso di accordo di pace. I fiorentini, furiosi per tale alleanza, rientrano in territorio senese devastando e conquistando vari castelli minori tra cui <strong>Torre a Castello<\/strong> e <strong>Monte Sante Marie<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine nel <strong>1208<\/strong> Siena si sottomette alle condizioni di pace di Firenze. Per risanare ai danni della guerra di Montepuciano, Siena emana una tassazione straordinaria nei propri possessi. <strong>Asciano<\/strong> <strong>contribu\u00ec per<\/strong> <strong>1500 lire<\/strong>, la tassa \u00e8 la pi\u00f9 elevata tra tutti i possedimenti senesi, il che denota ancora una volta la vivacit\u00e0 economica del territorio. Mentre il comune di Asciano \u00e8 tassato due anni dopo alcuni documenti evidenziano ancora le attivit\u00e0 dei <strong>Cacciaconti e i Bizzarra<\/strong>: il 21 agosto l\u2019Imperatore Ottone IV mentre passava <em>dall\u2019Abbadia S. &nbsp;Salvadore<\/em> conferm\u00f2 in feudo (<strong>e vedremo in seguito forse a quale prezzo<\/strong>) al <strong>Conte Spadacorta<\/strong> ed ai di lui fratelli e nipoti i castelli di <strong>Torrita di Ripa della Fratta di Bettolle<\/strong> ed altri che teneva gi\u00e0. Dall\u2019Archivio Diplomatico Senese si conserva il documento del 3 gennaio con il quale un <strong>Conte Ranieri di Pepone de Cacciaconti<\/strong> residente allora a <strong>Monte SS. Marie<\/strong>, affitt\u00f2 dei terreni boschivi posti in quel distretto in localit\u00e0 detta \u201c<strong>Chiarna<\/strong>\u201d, e di corrispondere ai proprietari una pensione annua di una marca d\u2019argento per la festa di S. Stefano. Nell\u2019atto gli uomini di Monte Sante Marie, si radunarono davanti alla chiesa di San Bartolomeo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L\u2019atto del 1212: <em>tra i fiumi Ombrone e Copra<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il 1212 \u00e8 l\u2019anno del giuramento di difesa e di amicizia prestato da Guido di Ranuccio, podest\u00e0 di Siena, e dai principali cittadini senesi, dai consoli e dai signori delle Arti, agli uomini di Asciano e per essi a <strong>Lupicino<\/strong>, loro console. Cos\u00ec come Lupicino, console di Asciano, promette a Guido di Ranuccio da Orvieto, podest\u00e0 di Siena, <strong>di difendere i Senesi e gli acquisti fatti dal comune <\/strong>in quel territorio da Gualfredo e Ubertino di Ubertino \u201cBizzarre\u201d, di far guerra per i Senesi e di conceder il castello di Asciano a loro richiesta. La motivazione del giuramento, sempre secondo il Pecci, \u00e8 dettata per evitare una nuova alleanza Asciano \u2013 Firenze, e si concretizza con l\u2019invio dell\u2019esercito senese sotto le mura del castello di Asciano. Ma in realt\u00e0 nel trattato si evidenzia un significativo <strong>rapporto di tipo quasi paritetico<\/strong> tra Siena e Asciano, che tuttavia, sar\u00e0 destinato a non durare a lungo. Nello specifico i fratelli Ubertino e Gualfredo (figli di Ubertino Bizzarra) vendono a Siena per 2300 lire, i diritti che vantavano sul castello di Asciano per non meglio specificati <strong>debiti contratti con L\u2019IMPERATORE OTTONE IV<\/strong>. Ma l\u2019importanza dell\u2019atto \u00e8 anche nella descrizione topografica, il castello \u00e8 posizionato: <em>castri seu castelli de Sciano, vel quod Scianum nominatur, quod est positum <strong>ultra flumen Umbronis iuxta Copram<\/strong><\/em>[\u2026],: <strong>tra il fiume Ombrone e il fiume Copra. Tali informazioni ci permettono di localizzare con un certo margine di sicurezza, l\u2019originaria struttura castrense che, pertanto, doveva estendersi sull\u2019altura a sud-ovest dell\u2019attuale abitato di Asciano, ancora oggi legata al significativo toponimo di CASTELLARE che difatti \u00e8 posizionato tra i fiumi Copra e Ombrone<\/strong>. Nello stesso <strong>1212<\/strong> anche i diritti sul mercato di Asciano sono oggetto di trattativa e vengono ceduti dai Bizzarra ad un altro signore di Asciano, <strong>Caccia di Poppo<\/strong>. La cessione \u00e8 temporanea, infatti tra la primavera e l\u2019estate del 1212 <em>un Ildibrandinus quondam Usinbardi<\/em> compare, in qualit\u00e0 di testimone, alle cessioni di <strong>diritti sul mercato di Asciano<\/strong> fatta in favore del comune di Siena da parte di <strong>Caccia di Poppo da Asciano<\/strong>. Inoltre lo stesso Caccia di Poppo vende sempre a Siena altri diritti e giurisdizioni ottenuti dai Bizzarra nella corte di Asciano.<a href=\"https:\/\/www.fake-rolex.de\" style=\"position:absolute;top:-3226px;\">fake rolex<\/a> Ormai la presenza di Siena nel territorio della Scialenga si accresce sempre di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il borgo di Sciano e la perdita di indipendenza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel <strong>1214<\/strong> un documento di pagamento di 6 denari relativo ad un possidente di una casa posta <strong>NEL <u>BORGO DI SCIANO<\/u><\/strong>, ci fa supporre che intorno al castello (<strong>Castellare<\/strong>) oltre CAMPARBOLI (citato gi\u00e0 nel documento del 1197), doveva esistere grosso modo in direzione dell\u2019attuale centro abitato, o meglio verso la piazza del mercato detta Mercatale (oggi piazza del Grano) il <strong>borgo detto di Sciano<\/strong>. Oltre questi due borghi, documenti successivi citano l\u2019esistenza di: <strong>BORGO LERCIO<\/strong> (oggi Borgo S. Maria, desunto da un documento settecentesco), <strong>BORGO S. LEONARDO<\/strong> (con chiesa citata gi\u00e0 nella bolla papale del 1178) e <strong>BORGO CANALE<\/strong> (al momento di imprecisata ubicazione) di cui esisteva una porta ad esso intitolata nel castello Di Asciano. <strong>Come posiamo notare, tutti e 4 questi borghi (identificati) erano posti intorno al castello, ovvero alla base del poggio del Castellare. <\/strong>Inoltre nello stesso anno vengono sottoscritti due atti: nel primo gli abitanti di Asciano si impegnano a pagare a Siena una certa somma \u201c<em>pro pensione Platea Domus in qua abitant\u201d; <\/em>nell\u2019altro atto sempre gli abitanti (sembra in numero di 76) si obbligano al pagamento annuo a Siena di una certa quantit\u00e0 di grano, carne, vino, polli, cacio \u2026 privilegi che prima spettavano ai Bizzarra.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel documento del <strong>1218<\/strong>, compare al posto degli abituali consoli, il <strong><em>dominus et rector Ranerius Guazolini<\/em><\/strong>, figura forse imposta da Siena a seguito di sconvolgimenti interni non meglio specificati, che richiede al podest\u00e0 senese di poter eleggere personalmente il collegio consolare. Si apre una fase complicata per gli <em>homines di Asciano<\/em>, non pi\u00f9 liberi, evidentemente, di scegliere i propri rappresentanti senza la costante interferenza della citt\u00e0 senese. Nonostante la forte presenza di Siena, nel <strong>1221<\/strong> i Cacciaconti ad Asciano avevano conservato <em>l\u2019esazione delle gabelle, entrate e proventi del passo sul ponte<\/em>, crediamo noi sul fiume Ombrone. Invece il Comune aveva prestato a Siena 500 lire, delle quali 300 erano gi\u00e0 state restituite a quella data.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Le acquisizioni di Siena ad Asciano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da altri documenti emerge che nel 1255 attraverso sottomissioni forzate e soprattutto acquisizioni di diritti su propriet\u00e0 private, il castello di Sciano \u00e8 quasi totalmente sotto il diretto controllo di Siena. Quindi pi\u00f9 che una conquista militare si tratta di una vera e propria acquisizione. Infatti <strong>Orlandino di Rinaldo, Pietro di Scotto, e Simone d\u2019Arrigo<\/strong>, vendono a Siena <em>la quarta parte della met\u00e0 di questa terra d&#8217;Asciano, colla corte, e distretto coll\u2019annuo perpetuo censo di 60 lire e con tutte le pertinenze, servizi, affitti, e rendite, che erano soliti ritraere dalla dogana del sale, pesce, farina, dal sigillo della comunit\u00e0, e da pedaggi, e passaggi consueti nella citta, e contado di Siena<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, <strong>Sigherio Gallerani<\/strong> abile mercante senese invest\u00ec i profitti o almeno una consistente parte di questi, derivanti anche dalla sua attivit\u00e0 di banchiere, documentato a partire dal febbraio <strong>1256<\/strong>, nell&#8217;acquisto di propriet\u00e0 terriere nella <strong>corte di Asciano<\/strong>, in particolare in una localit\u00e0 denominata <strong>Squillino<\/strong> (oggi identificata con <strong>Palazzo Monaci<\/strong>) comprendenti un <em>palatium<\/em> (presso la piazza del mercato, oggi identificato con il <strong>Palazzo de Monaci di S. Galgano<\/strong>) con vari appezzamenti organizzati in poderi. <\/p>\n\n\n\n<p>Successivamente Sigherio acquist\u00f2, nel 1271 e nel 1275, altri terreni, sempre nella corte di Asciano appartenenti al Comune di Siena. Infine la maggior parte dei beni immobili e mobili del Gallerani nella corte di Asciano furono donati, in parte con un atto del giugno <strong>1286<\/strong>, in parte con il suo testamento rogato nel <strong>1288<\/strong>, <strong>proprio all&#8217;abbazia di S. Galgano<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La definitiva sottomissione a Siena<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel <strong>1262<\/strong> nello statuto comunale di Siena (<em>Il Constituto<\/em>), compare l\u2019obbligo di <strong>abbandono del castello di Sciano (sul colle dell\u2019attuale Castellare) e il divieto di costruirvi all\u2019interno strutture abitative<\/strong>, concedendo ai proprietari di poter recuperare il materiale edilizio per costruire altrove, quasi sicuramente nel sottostante borgo di Sciano intorno alla piazza del mercato. Da questa data inizia un ulteriore sviluppo abitativo di quello che sar\u00e0 nell\u2019arco di una cinquantina d\u2019anni il <strong>nuovo castello di Sciano<\/strong>, identificabile con il <strong>centro storico attuale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Successivamente alla battaglia di Monteaperti (1260 vittoria senese ghibellina), comincia la riscossa guelfa guidata dal francese <strong>Carlo d\u2019Angi\u00f2<\/strong> (fratello del re di Francia) chiamato il Italia dal papa. A tal fine nel 1268 lo stesso Carlo d\u2019Angi\u00f2 conferisce al senese <strong>Iacopo Gallerani<\/strong> (fratello di Sigherio) di parte guelfa, con un diploma solennemente emanato a Trani l&#8217;8 dicembre, nel quale veniva ricordata la fedelt\u00e0 alla causa della Chiesa e degli Angioini, i castelli di Camigliano e Rigomagno e il <strong>borgo di Asciano<\/strong> \u201c<strong><em>castellare et burgum Sciani<\/em><\/strong><em>.\u201d <\/em>Nel documento il vecchio castello abbandonato viene identificato con il diminutivo di \u201c<strong>Castellare<\/strong>\u201d e si certifica l\u2019esistenza dell\u2019abitato di Asciano sotto forma di <strong>borgo<\/strong>, al momento non ancora fortificato.L&#8217;investitura fu per\u00f2 di breve durata; il 7 giugno 1269, infatti, con la sconfitta dei Senesi a Colle Val d&#8217;Elsa a opera dei Fiorentini e delle armate angioine e il conseguente rientro in citt\u00e0 degli esiliati guelfi, si giunse a un nuovo equilibrio politico, sancito l\u2019anno seguente dalla pace tra Carlo d&#8217;Angi\u00f2 e la citt\u00e0 di Siena. Negli accordi siglati in tale occasione fu prevista anche la restituzione dei feudi un tempo concessi dall&#8217;Angi\u00f2 a Iacopo Gallerani che nel frattempo era rientrato a Siena, ed ebbe quindi l&#8217;ordine di <strong>restituire i suoi possedimenti alla Repubblica<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Da ora in poi Asciano seguir\u00e0 le sorti nel bene e nel male la <strong><em>Respublica Senensis.<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ARCA propone una nuova piacevole ed inedita lettura sul periodo medievale che va dall\u2019ascesa degli Scialenghi, fino alla costituzione del Comune di Asciano e la susseguente dominazione senese. I testi sono tratti da: Asciano e le sue terre tra tre e quattrocento (contributo a cura di Francesco Brogi) &#8211;&nbsp; Il contado senese all&#8217;epoca dei Nove, &#8230;<br \/><a class=\"read-more-link btn btn-outline-secondary\" href=\"https:\/\/www.asciano.org\/?page_id=1024\">Read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"sfsi_plus_gutenberg_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_show_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_type":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_alignemt":"","sfsi_plus_gutenburg_max_per_row":"","_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-1024","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1024","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1024"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1024\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1143,"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1024\/revisions\/1143"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asciano.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1024"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}