Strada di artisti, mercanti, pellegrini

JEAN-PAUL PHILIPPE: IL SITO E LA LUNA

Scultore nato nel 1944, vive e lavora fra Parigi e la Toscana. Il suo legame con l’Italia nasce sin da giovanissimo, grazie ad un viaggio con il fratello, dove scopre i grandi musei italiani. Nel 1961 ha la straordinaria possibilità di poter studiare e lavorare a Firenze alla Galleria degli Uffizi.
Agli inizi degli anni settanta arriva a Carrara, attirato dalle imponenti cave di marmo e dalla professionalità dei laboratori artigiani come quello di Sem Ghelardini a Pietreasanta e di Giorgio Angeli. Da allora si consacra totalmente alla scultura che diventerà il mezzo privilegiato dall’artista.
Affascinato dalle cave di travertino e dalla campagna delle Crete senesi si stabilisce nel podere di Fonteluco a Serre di Rapolano, per realizzare il Site transitoire un’opera che è un omaggio a questa natura singolare.
Il Site transitoire è un complesso monumentale in basaltina etrusca, dedicato alle Crete, installato nel 1993 su una collina nel comune di Asciano e diventato ormai luogo ‘unico’, di passaggio e d’incontro tra artisti di discipline e orizzonti diversi.
Per le sue opere monumentali collabora con alcuni poeti che hanno dedicato alle sue sculture dei manoscritti: Antonio Tabucchi, Tahar Ben Jalloun, Valère Novarina, Reefat Sallam, Ginevra Bompiani, Badr El Dib, Bernard Noël, Carlo Pasi, Jean-Marie Le Clezio, Jacques Dupin e Antonio Prete.

Jean-Paul Philippe ha invitato lo scrittore Antonio Prete a celebrare la Luna, tema sensibile per i due artisti «selenofili».
Le sale accolgono alcuni immagini del Site transitoire e della Luna e i versi di Antonio Prete dedicati alla Luna e all’opera di Jean-Paul Philippe.
Un’installazione video intitolata Peau de Lune (Pelle di Luna), chiude la mostra.

Antonio Prete, saggista, poeta, narratore, ha insegnato Letterature Comparate nell’Università di Siena e ha tenuto corsi e seminari in molte Università di altri Paesi. Nel 2006 è stato professeur invité al Collège de France e nel 2012 all’Università di Harvard. Tra i suoi saggi: Il pensiero poetante (1980 e successive edizioni), Nostalgia (1992), Finitudine e Infinito (1998), Prosodia della natura (1993), Trattato della lontananza (2008), Compassione (2013), Il cielo nascosto. Grammatica dell’interiorità (2016, Premio Mondello 2017). Tra i suoi libri di poesia: Menhir (2007), Se la pietra fiorisce (2012). Tra i suoi libri di narrativa: L’imperfezione della luna (2000), Trenta gradi all’ombra (2004), L’ordine animale delle cose (2008). Ha tradotto molti poeti di lingua francese e di altre lingue, da Baudelaire a Jabès.
Suoi libri sono tradotti in diverse lingue non solo europee.

Peau de Lune video realizzato in occasione dell’evento al Site transitoire del 2005 La Pelle della Luna, di e con Marco Baliani e Maria Maglietta e con la “musica di pietra” di Tony di Napoli, evento a cura di Alessandra Rey.
Il video è stato realizzato da Jean-Paul Philippe in collaborazione con Andrea Piccardo e Federico Stampa, a cura di Alessandra Rey.
Produzione dell’Associazione Site transitoire e Promovideo.

ETTORE JACOPO ROMAGNOLI: LA VIA LAURETANA SENESE TRA PASSATO E PRESENTE

(22 ottobre 1772)
Ettore Romagnoli appartiene ad una famiglia della media e piccola borghesia, infatti il padre modesto mercante di Siena teneva una bottega in una delle principali strade della città. Ettore Romagnoli è uomo di spicco nella Siena di fine ‘700 e inizi ‘800. Uomo di multiforme ingegno, musico e musicista, disegnatore, geografo, storico dell’arte, bibliofilo, scrittore di cose senesi, uomo coltissimo, di vasti interessi e di bell’aspetto. Vero animatore dei salotti senesi e punto di riferimento per gli accademici del tempo.
In un momento storico in cui la cultura era un feudo esclusivo di nobili, prelati e ricchi borghesi, Romagnoli era un figlio del popolo ma grazie alla viva intelligenza e carattere d’acciaio, riesce nell’intento di “viver d’arte, amore e lettere”.
Come disegnatore diventa cronista di paesaggi del territorio senese, infatti si occupa di realizzare laGuida di Siena, stampata all’epoca con molti errori.
Nel 1814 conosce quella che sarà la moglie, Teresa Borghesi, 20 anni più giovane, figlia di Violante Medici e Marcantonio Borghesi. Seguono lunghi contrasti in quanto appartenenti a due diverse caste, che porteranno i due a sposarsi nel palazzo comunale proprio ad Asciano. Hanno 3 figlie, Polissena Eudosia Antonina, Eudosia Cleofe (che alla cresima cambia il nome in Giulia) e Tommasina Pia Cornelia.

Buon conoscitore della lingua francese, Ettore Romagnoli traduce un trattato sulla musica: “Libertà della musica” di Jean Baptiste Le Rond D’Alembert ed anche “Gli elementi di musica teorica e pratica” di Jean-Philippe Rameau. La musica è stata la sua prima passione, infatti già a 13 anni si esibisce con il violino al Saloncino dell’Accademia dei Rozzi (dove anche Vittorio Alfieri era solito leggere le sue opere) e 2 anni dopo fa il suo debutto al Teatro degli Intronati. Nel corso della sua vita si esibisce nei principali luoghi della città e nelle case del nobilato.

Nella seconda parte della sua vita Ettore rallenta la sua attività di compositore ed esecutore, e la sua ultima esibizione pubblica sarà nel 1810 presso la villa dei Ramirez de Montalvo a Campi, Firenze dove suonarono i 2 fratelli Romagnoli insieme ad Andrea Martini detto Il Senesino.

La storia dell’arte Senese è stato uno dei massimi interessi di Ettore Romagnoli, infatti studia in modo approfondito l’intero patrimonio storico artistico, architettonico, monumentale e paesaggistico della città e della provincia di Siena. I risultati di questa meticolosa attività di ricerca sono riscontrabili nella “Nuova guida della città di Siena per gli amatori delle belle arti” del 1822, corretta poi e ristampata nel ’32.

Si occupa di realizzare un voluminoso manoscritto, “Biografia cronologica dè Bellartisti senesi, dal 1200 al 1800”, diviso in 12 tomi (per un complesso di 11.000 pagine), più il 13 che è l’indice, donato nel 1835 dall’autore alla Biblioteca di Siena. Ciascun manoscritto narra la storia degli artisti del territorio senese nelle varie discipline: scultori, orafi, disegnatori.

Come storico d’arte manifesta il suo interesse anche per collezioni semi nascoste nelle case private tenute appartate da una gelosia, ma lui riesce a trovare aperte le porte e la disponibilità delle persone.
Durante il suo soggiorno veneziano dove visita tutti i capolavori artistici, tiene una relazione amichevole con Antonio Canova, il quale lo apprezza per il gusto dimostrato nelle cose d’arte.

Nel 1815 poiché l’archivio diplomatico della repubblica senese era ritornato a Siena da Parigi, dove era stato inviato durante la dominazione napoleonica, il Romagnoli avrà l’incarico di riordinarlo, venendo così a conoscenza di ulteriori documenti.

La passione per il disegno riguarda tutta la vita del Romagnoli, iniziata fin da bambino quando frequenta i corsi di Lorenzo Feliciati per 6-8 anni. Si tratta di un abbozzo di accademia cittadina.
Per Romagnoli il disegno rappresenta un hobby nei momenti di riposo e libertà quando era ospite nelle ville dei facoltosi senesi, e lo dimostrano i disegni di vedute paesaggistiche da lui realizzati che ritraggono il territorio dell’antica Repubblica senese.

Muore nel 1838.

LE MAIOLICHE RITROVATE. TRADIZIONE DELLA CERAMICA MEDIEVALE ASCIANESE

Tornano a splendere 9 maioliche arcaiche d’inestimabile pregio databili tra il XIV e il XV secolo. Tra queste anche un pezzo unico: un boccale che vanta la raffigurazione mai documentata prima di un volatile intento a pulirsi la zampa in verde ramina e bruno manganese su sfondo di smalto bianco. Un tesoro di ceramica che, dopo un attento lavoro di recupero effettuato dagli archeologi Francesco Brogi ed Elisa Rubegni, insieme all’esperto di ceramiche Gianni Maccherini è stato restaurato e sarà in mostra permanete da sabato 16 settembre al museo civico di Palazzo Corboli ad Asciano (Sala Aristotele). “Le maioliche ritrovate” è il titolo della mostra realizzata da Arca (Associazione Ricerche Culturali Asciano) con il contributo del Comune di Asciano e Banca Cras in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici e Arte dei Vasai della Nobile Contrada del Nicchio. L’esposizione inoltre s’inserisce nel cartellone di eventi di “Lauretana 2017” e nel progetto MUSST coordinato dalla Pinacoteca Nazionale di Siena. Il ritrovamento A seguito della convenzione stipulata tra Amministrazione Comunale di Asciano e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana nel 2015, hanno avuto inizio una serie di campagne di ricognizione nel centro storico ascianese, tuttora in corso, allo scopo aggiornare la redazione della carta archeologica del territorio e di reperire nuovi indizi sull’attività di produzione di ceramica, documentata fin dal medioevo. Tra 2015 e 2016, è stato effettuato uno scavo archeologico su due pozzi di butto individuati all’interno di una proprietà privata in Piazza del Grano, che ha permesso di recuperare circa 15mila frammenti di ceramica, databili dal XIV al XIX secolo. Il restauro Open Lab Dato l’eccezionale ritrovamento, l’associazione culturale ARCA si è fatta carico del progetto di restauro e di allestimento all’interno del museo civico di Palazzo Corboli con l’organizzazione di un “open lab” allo scopo di far assistere i visitatori alle fasi di restauro e di studio in corso. Le ricerche, inoltre, si sono avvalse di tecniche innovative, come il rilievo 3D, applicato ad alcune forme ceramiche, e organizzate all’interno dell’iniziativa denominata “3DModeling@MuseoCorboli”. Il restauro è stato completamente finanziato dall’amministrazione comunale che ha valutato come un investimento sul futuro di Asciano il progetto presentato da Arca per il recupero di questi pezzi unici. Asciano era infatti un tempo tra i maggiori produttori in Toscana e riscoprire questa memoria, andata purtroppo quasi del tutto perduta, potrebbe dare impulso al tessuto economico del territorio come è già avvenuto in realtà vicine a quella ascianese. Asciano e Nicchio, legame antico sulla Via Lauretana Asciano è stato per tutto il Medio Evo e fino al XIX secolo un centro molto importante per la produzione della ceramica. La presenza di argilla di alta qualità e la grande disponibilità di acqua, utilizzata all’epoca sia come forza motrice sia come elemento della produzione, ha fatto sì che per secoli le grandi famiglie borghesi di Siena avessero qui i propri insediamenti produttivi. Prime tra tutte le fornaci per la produzione delle ceramiche. Un patrimonio andato oggi quasi completamente perduto, testimoniato solo da una serie di frammenti esposti a Palazzo Corboli e da alcuni pezzi di particolare importanza che fanno mostra di sé nei grandi musei del mondo tra cui il National Gallery di Londra. Fortissimo in particolare il legame con le famiglie della zona dei Pispini, che spesso avevano la propria fabbrica sia in quella zona sia ad Asciano. Oggi la Nobile Contrada del Nicchio, grazie all’Arte dei Vasai, si è dotata di un proprio museo e da qui l’idea di presentare proprio lì lo straordinario ritrovamento.